NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 30 – Teoria dell’impatto

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Sono le 4.13 del primo gennaio 2010. Le tende sono mezze tirate. La luna mi fa vedere la ragazza addormentata accanto a me, dandomi le spalle. Ha delle forme a stella tatuate lungo la spina dorsale. Ognuna più piccola della precedente, fino a che il vuoto sotto al piumone mi rende impossibile vederne altre. Ci siamo conosciuti stanotte. Con la punta delle dita misuro la distanza tra le prime due stelle. Poi la dimezzo, poi ancora, poi ancora. Perché l’infinito non è spazio e tempo, è un processo.

(Input da Napowrimo.net per oggi era di tradurre una poesia. Gioco in casa. Originale inglese di William Letford, ‘Impact Theory’ in Bevel.)

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NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 29 – Mi ricordo

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Mi ricordo di quando lo dicesti in dialetto. Amarcord, improvvisato.
Mi ricordo di quando eri rossa di capelli. E dicesti di no, ma anche sì.
Mi ricordo di quando non avevi ancora visto Guerre Stellari. Né te, né te.
Mi ricordo di quando mi vomitasti addosso, mentre ti tenevo sulle ginocchia.
Mi ricordo di quando ti ho fatto piangere. Eravamo in auto, e avevo sbagliato.
Mi ricordo di quando mi sono visto piangere. Ero in aeroporto, in autobus, in treno.
Mi ricordo di quando provavi a stringermi le braccia. Avevi la faccia cattiva.
Mi ricordo di quando ti ho baciato. Era quasi per sbaglio, ed è durata per anni.
Mi ricordo di quando sono partito la prima volta. Non ho mai smesso, di partire.
Mi ricordo di quando creasti una strana famiglia. Per qualche motivo, ne ero a capo.
Mi ricordo di quando mi hai detto che ti saresti mangiata le mani. Ma ormai è tardi.
Mi ricordo di quando ti ho visto sul palco. Avevo la febbre, entrambe le volte.
Mi ricordo di quando ho provato a conoscerti. E provato. E provato. E fallito.
Mi ricordo di quando mi hai baciato. Sapevi di fragola, e ridevamo, ed ero nervoso.
Mi ricordo di quando sei arrivata a casa. Eri piccola, dolcissima, un disastro.
Mi ricordo di quando sono crollato la prima volta. Ero da solo, a letto, tremavo.
Mi ricordo di quando me li hai presentati. I libri, i CD, e tuttora ne faccio parte.
Mi ricordo di quando sei venuto a piangere da me. Fino alle quattro di mattina.
Mi ricordo di quando facevamo progetti. Dovevamo essere io e te, poi sono andato solo io.
Mi ricordo di quando ti ho visto furioso. Era l’unica volta, e ci hai terrorizzato.
Mi ricordo di quando ho bevuto per l’ultima volta. Mi sentii male, e smisi del tutto.
Mi ricordo di quando mi leggesti il tatuaggio. Eri l’unica a cui piacesse, allora.
Mi ricordo di quando ho iniziato a scrivere. Ancora, a volte, tentenno a metà frase.

(Input da Napowrimo.net giorno 29.)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 28 – Storie

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Sparì nella luce dello schermo.
Tirò fuori il telefono,
si asciugò le guance e gli occhi.
Quasi quanto lei, in fondo,
aiutarla o confortarla sembrava fuori luogo.
Nessuno aveva il coraggio di chiedere.
Forse a lasciar passare le lacrime,
si sedette un po’ in disparte,
partita, forse da casa, forse più lontano.
Ci diceva che non era poco che fosse…
– qualcosa nel passo stanco –
non capivamo da dove venisse.
Era arrivata che stava piangendo.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 27 – Incontri

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Spesso il male di vivere ho incontrato.
Era solito vedersi per strada
fare un cenno col capo, o una strizzata d’occhi,
o un movimento, appena, della mano.
Poi andarsene, ciascuno per la sua strada.

Rimane a volte il dubbio
di chi non avesse il tempo
l’uno per l’altra, se io o il male,
ma poco importa, alla fine.

A volte gli incontri
che più rimangono impressi
sono quelli che durano meno.
A volte, invece, anche se frequenti
non rimangono impressi affatto.
A volte, più strade si incrociano
mentre altre rimangono parallele.
A volte cambiano tutto, poco, niente.

(Input da Napowrimo.net per il giorno 25. Partire da un verso di un’altra poesia, e andare in direzione diversa.)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 23 – Antisonetto

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Io non lo sopporto il sonetto
la colpa ovviamente non è
sua, nessuno me lo fa per dispetto.
Ma qualcosa nella forma che stona c’è.

Devo capire se sia la rima
o la forma proprio che sta stretta
(anzi no, di sicuro la prima)
ma faccio fatica ad arrivare in vetta.

La scelta poi è anche troppa:
Petrarca, Spenser, Scecspiriano,
non bastava una, qua si stroppia.
Per fortuna manca poco – e andiamo.

No. Il sonetto non lo sopporto
e per me Guglielmo può star morto.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 22 – Oggi

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Alzati, e cammina. L’inizio del movimento
non è difficile: metti davanti all’altro il piede
e poi l’altro, e poi ancora, e così via, a ruota

fino a che non si alzano altri, e comincia la ruota
a girare, anche nel piccolo è movimento
è tuo, è nuovo, è qualcosa che inizia a prender piede.

Qualcosa che si dissesta, si smuove, un piede
che perde ma poi si riprende, che la terra ruota
su se stessa, ma non per egoismo: libera, in movimento.

E col tuo, di movimento, non devi far la ruota: prima un piede, poi l’altro.

 

(Tritina: tre strofe di tre versi, tre parole chiave [piede, ruota, movimento], schema ABC, CAB, BCA, più verso finale con tutte le tre parole.)

Bonus content:

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 20 – 420

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Se l’avessi scalato negli Stati Uniti
sarebbero stati quattrocentoventi metri
in quarantadue (più zero) minuti
fatti il quattro/venti.

Ma alla fine il progetto
è andato ai quattro venti;
troppo avventata forse
l’idea, troppo radicata
nel suolo ferroso
(elemento che comunque
si fonde intorno ai millequattrocentoventi
gradi Kelvin – le coincidenze)
delle catene intorno alle zone
di casa, ai prati di libri, in festa, in fiore,
d’estate, che coprono le montagne
che in realtà sono colline. Alte,
ma colline.

Meno male mi si concede
la licenza poetica.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 19 – III

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I.
Capro da guardia,
l’età rimane virtù
in barriera. Bon.

II.
Rossa, ma solo
per ragioni tattiche,
e sibilante.

III.
Padàuan, trio,
ménage mai corrisposto.
Minore di tre.
(Input da Napowrimo.net giorno 18 – i rumori di casa)