Angel Nafis

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Gravità

Dopo Carrie Mae Weems, “The Kitchen Table Series”

I. LA GOCCIA

Puoi gettarlo via Forse dovresti assumere più neri
Di dove sei veramente Non hai da fare vero Oggi sei più etnica
Dov’è la sezione Afroamericana Puoi abbassare la musica
Veloceveloceveloce Fammi vedere quegli occhi Bellissima Se fossi mia
Non ti farei mai uscire di casa È come se fossi andato direttamente in Africa
a prenderla questa Sono i tuoi capelli cioè i tuoi per davvero Culonero
Hai le gengive nere Tu nera Tu puzzi Ti serve la permanente
Non per essere
Razzista

Ma
Hai cicatrici ovunque, sono l’unico che sanguina
Hai la tendenza a squarciare ogni cosa che dico
Hai detto scusa solo due volte
Abbiamo un tacito accordo
Poi io morto

II. IL VASO

Quando sei nata sul fiume di qualcun altro su una barca maledetta tutto
Ti cade a pezzi da qui. Ha. Scherzo. Ti direi per cosa mi manca il tempo ma mi manca il tempo. Segui. Domanda. Boss. Aureola.
Schivo la fine del mondo. Gonfio il petto. Adorno il collo. Boom,
Come una 808. Una su un milione. Non voglio sostituti. Tu non sai
il mio nome. Tutto quello che dico è magia. Ho venticinque anni. Ne ho novanta. Ne
ho dieci. Sono carbone senza luna. Amante amara. Denti nascosti sotto
al velluto. Sono qua e tuoi occhi fortuna. Sono qua e tuo futuro fortunato.
Ha. Dio mi ha detto di dirti che sono carina. Ha. La mia pelle come Mida tocca
i palazzi che passo a piedi. Ha. Ogni giorno ancora viva il meteo dice:
Oro. Lo so. Lo so. Dovrei lasciarvi stare, sale della terra
anche pepato. Ma ecco lo specchio, stuzzica lo spirito. Perché non posso tornare indietro.
Oppure. Le ragioni perché succede. Nomi come un carro in fiamme. Baby, è
vero. Il viso bianco fa capolino nella tenda. Asino e dio. Sono
smussata per l’olezzo. Sono cattiva. Scavo fosse mentre rido.

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