Monthly Archives: January 2017

Sulla dissidenza, di Joanne Leow

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La rete che preme contro
la tua pelle,
fatta di fibre sottili d’acciaio
che lasciano un’impronta solo
quando ti ci spingi contro.

Abbiamo passato buona parte delle nostre
vite senza sapere della sua esistenza.

Se lavorassi in silenzio con un taglierino su
questo lato della rete
per creare un’apertura minuscola
non penso riuscirei
a districartene fuori.

Ho lasciato persone anch’io.

Quello che mi rimane è di infilare piccoli
pezzi di carta piegati attraverso
i buchi nella rete.
Ripiego ogni missiva, ne spingo
una serie dall’altra parte.

Si leggono come frammenti
sconnessi. Forse li prenderai
uno ad uno, li poserai
a terra, piatti, li riordinerai
in modi che hanno
senso per te.

Posso solo ricordarti
che io mi ricordo. Che
aspiro alla precisione,
anzi, alla verità.

Da questo lato, la rete luccica.

[Originale in inglese di Joanne Leow, ‘On Dissidence’.]

giardiniere, di Lisa Zhang

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ho sentito da mia madre che
devo essere una persona completa
prima di poter amare.
beh, sono stata architetto.
ho versato cemento per anni,
ed ho un edificio brutale
che sembra fatto per resistere.

è un errore –
cercare di sopravvivere alla vita.
non sarò mai completa.

per tutto il mio imparare,
so ancora meno di socrate
ma so questo:
ti meriti qualcosa che cresce –
diventiamo giardinieri.

voglio amarti in un groviglio di liane –
spierò in quell’ammasso di verde
e sarai lì, okay con come sono –
mentre piango dentro come una bambina
o affetto i miei nemici con la lingua di mia madre.

curiamo il nostro giardino ogni giorno,
ogni notte,
ecco la routine:
la luce di una piccola lampada da condividere.
dormiamo in una piccola giungla
finché non arrivo al mondo dei sogni –
tu perdi i sensi fino a mattina

[Originale in inglese di Lisa Zhang, ‘the gardener‘]

on the Osaka loop line

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cities were never really my thing
but there is something here that
calls – maybe not to me but
maybe not to all of me maybe not
as loudly as it thinks but I
do hear my name ringing
in the jingle of traffic lights
in the chirping of train platforms
and it draws me closer, line after
line to a feeling no longer
just a sketch not just a draft
and no matter how much I laugh it away
it’s there it calls it carries me
for a while – just a little longer as
the light dims it carries more
than just my name, and eyelids
and limbs feel heavier and slower
than they have in a long time and
I let the city carry
the soft ringing of my name
slowly fading into town
fading from shi to cho
from here to home and I’m
back I’m back I’m back