Category Archives: Non-Fiction

Speranza radicale, di Junot Dìaz

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Querida Q.:

Spero ti senta, se non propriamente meglio, almeno non altrettanto demoralizzata. Mercoledì, dopo la sua vittoria, mi hai cercato, volevi consigli, conforto, solidarietà. Mi hai scritto, Le mie sorelline mi hanno chiamato in lacrime stamattina. Non avevo niente da dargli. Mi sento in lutto. Ora cosa succede? Continuiamo a dire la verità da un angolo sempre più angusto? Lasciamo perdere tutto?

Ti ho risposto subito, perché sei la mia hermana, perché mi faceva male sentirti in questo stato. Ti offerto alcune parole di conforto, ma la verità è che non sapevo cosa dire. A te, ai miei figliocci, a voi che per un anno avete avuto incubi, sognando che vi deportassero i genitori, a me stesso.

Ho pensato alla tua email tutto il giorno, Q., e ho pensato a te durante la mia lezione serale. I miei studenti mi sono sembrati così scossi. Un paio hanno detto di quanto si sentivano impauriti e traditi. Due hanno pianto. Non è cosa semplice accettare il fatto che metà degli elettori – vicini, amici, parenti – sono stati disposti ad eleggere, al posto più alto del nostro paese, un misogino tossico, un demagogo razzista che vuole rendere l’America grande distruggendone il progresso civico degli ultimi cinquant’anni.

Ora cosa succede? mi hai chiesto. E lo stesso mi hanno chiesto gli studenti. Ora cosa succede? Ho risposto malamente come ho risposto a te, temo. E quindi mi trovo qua, di notte, provandoci un’altra volta.

Quindi cosa succede, ora? Beh, cosa più importante, è sentire. Dobbiamo unirci coraggiosamente nel rifiuto, nella paura, nella vulnerabilità che la vittoria di Trump ci ha inferto, senza voltargli le spalle o intorpidirci o scadere nel cinismo. Dobbiamo assistere a cosa abbiamo perso: la nostra sicurezza, il nostro senso di appartenenza, la nostra visione per il nostro paese. Dobbiamo compiangere tutte queste ferite appieno, in modo che non ci possano portare alla disperazione, per rendere possibile la ricostruzione.

E mentre processiamo questo difficile, necessario lutto, dobbiamo avvalerci delle vecchie compagnie che ci hanno aiutato in tempi bui. Ci organizziamo. Creiamo solidarietà. E sì: lottiamo. Per essere ascoltati. Per stare sicuri. Per essere liberi.

A chi di noi ha già lottato, l’idea di doverlo fare ancora, dopo una sconfitta così dura, sembrerà impossibile. In momenti come questo, anche una matatana può non sentirsela di andare avanti. Ma io credo che, una volta passato lo shock, fede e energia riaffioreranno. Perché, siamo realisti: sapevamo che non sarebbe stata una cazzata. Il potere coloniale, il potere patriarcale, il potere capitalista deve essere combattuto sempre e ovunque, perché loro non smettono, mai. Dobbiamo continuare a lottare, altrimenti non ci sarà un futuro – tutto sarà consumato. Chi di noi ha avuto antenati posseduti e allevati come animali conoscono quel tipo di futuro fin troppo bene, perché è, in parte, il nostro passato. E sappiamo che, lottando, contro tutto, noi che avevamo niente, nemmeno il nostro nome, abbiamo potuto cambiare il mondo. I nostri antenati lo hanno fatto con praticamente nulla, e noi che abbiamo di più dobbiamo fare lo stesso. Questo è il felice destino della nostra gente – affondare la trama della morale universale in così tanta giustizia che non potrà mai essere disfatta.

Ma tutto il lottare del mondo non ci aiuterà se assieme perdiamo la speranza. Quello che sto cercando di coltivare non è cieco ottimismo ma quello che il filosofo Jonathan Lear chiama speranza radicale. ‘Cosa rende questa speranza radicale,’ scrive Lear, ‘è che è diretta verso un bene futuro che trascende la nostra attuale abilità di capirne la natura’. La speranza radicale non è qualcosa che abbiamo, ma qualcosa che mettiamo in pratica; richiede flessibilità, apertura, e ciò che Lear chiama ‘eccellenza d’immaginazione’. La speranza radicale è la nostra arma migliore contro la disperazione, anche quando la disperazione sembra giustificata; rende possibile sopravvivere alla fine del nostro mondo. Solo la speranza radicale può aver immaginato l’esistenza di gente come noi. E io credo che ci aiuterà a creare un futuro migliore, un futuro con più amore.

Potrei dire di più, ma sono già di troppo, Q.: è tempo di affrontare questo nuovo mondo difficile, di tornare al lavoro splendente della nostra gente. Il buio, dopotutto, si sta dissipando, un nuovo giorno sorge.

Affetto, J

[Originale in inglese di Junot Díaz, ‘Aftermath: Radical Hope‘]

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Contro l’Estinzione, di Jenny Zhang

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Note sulla creazione del Movimento

Quanto sangue è già stato versato per assicurare l’appetito gonfio e nocivo dell’Impero Americano, per assicurare la sopravvivenza della supremazia bianca, dell’imperialismo, del capitalismo, del patriarcato cis-etero, confini, incarcerazione di massa e detenzione? Quanto ne è stato versato per assicurare l’estinzione di gente povera, gente nera, gente bruna, gente di fede islamica, gente queer e trans, comunità indigene, immigrati, profughi, movimenti di sinistra radicale che chiedono liberazione, autodeterminazione, il diritto alla vita senza incessante umiliazione e violenza? Quanto ancora ne dovrà sgorgare?

Ho passato le tre settimane prima delle elezioni in Cina, per un raduno di famiglia fissato da trent’anni. Ho incontrato centinaia di parenti mai visti in una settimana. Abbiamo noleggiato un party bus e affittato un’intera ex-fattoria, ora usata come meta rurale per persone abbienti urbane.

La maggior parte della mia famiglia è stata costretta a lavorare nelle campagna durante la Rivoluzione Culturale in Cina, per ‘rieducazione’. Uno dei miei zii ha iniziato a usare il bastone prematuramente a causa dei dodici anni passati in ginocchio dall’alba al tramonto in temperature glaciali nella provincia di Heilongjiang. Una dozzina di parenti soffrono di lesioni gastro-intestinali dopo anni di denutrizione e fame. Alcuni sono stati incarcerati. Alcuni hanno visto le loro case saccheggiate e bruciate. Tutti nutrono un tipo di dolore che io non posso comprendere, al quale non posso accedere, riguardo al passato. La sera, giravano storie sulle loro vite sotto Mao, durante la Rivoluzione Culturale. Finivano tutte in modo simile: morte per esecuzione, suicidio, carcere, o tortura. Alcuni sono sopravvissuti solo per morire una decina d’anni dopo. Tutti, mi sono accorta, sono stati mutilati.

La domanda cosa vuol dire vivere sotto un dittatore autoritario? è passata dal desiderio di conoscere la mia famiglia al desiderio di capire cosa succederà d’ora in poi. La paura che vedo è pari all’indifferenza della mia famiglia: non vedono in Trump un dittatore. Non capisco come facciano a non sentirsi in pericolo dalla sua ascesa, che è anche l’ascesa del nazionalismo bianco. Sono furiosa: sono immigrati di prima generazione che vogliono tagliare i ponti al loro passaggio. È fissato con la Cina, ho detto a mio padre riguardo a Trump due settimane fa, e volevo dire Non vedi come questo ti mette in pericolo? Non lo vedi che le uniche persone cinesi che ne trarranno vantaggio sono quelle al potere, quelle che non disdegnerebbero massacrare la propria gente? Poi è vero che, se non fosse per la supremazia bianca, la Cina sarebbe il paese più spietatamente capitalista, la potenza più ferocemente imperiale al mondo. Poi è vero che la portata e la grandezza dei danni che imperialismo e supremazia bianca improntano sulle nostre anime non può mai essere sottovalutata. Io devo accettare che i miei genitori, sopravvissuti a tre decenni di un demagogo genocida, la cui promessa socialista era una pratica fascista, non pensano sia più difficile sopravvivere oggi di quanto lo fosse allora. Quindi io vivo nella mia realtà e loro nella loro ed entrambi viviamo nello stesso mondo; e ci sono altri, legittimati, mobilitati dalla vittoria di Trump, la cui realtà include la mia estinzione, quella della famiglia, quella di chiunque non sia bianco in america.

Dobbiamo resistere all’estinzione, resistere alla violenza, resistere alla colonizzazione, resistere all’incarceramento e detenzione, resistere alla deportazione, resistere ad una terra troppo calda e troppo tossica per la vita umana, resistere alla morte mentale e fisica, e rischiare di essere mutilati se non lo siamo già stati, per poter sopravvivere.

Ora è il momento per ciascuno di insegnare a molti. La mia amica Lola, anima radicale e infermiera tiene un laboratorio di ginecologia nel suo appartamento, per chiunque voglia imparare come prendersi cura del proprio corpo e della propria salute sessuale. Se potete fare lo stesso, fate lo stesso. Se siete un’artista o attivista conosciuti al pubblico con un tracciato di parlare contro uno stato suprematista, proteggetevi adesso perché adesso non è il tempo di crudo ottimismo e rifiuto, questo è il tempo per sobrio pragmatismo e idealismo come contesti per creare un Movimento per un futuro sicuro e umano. Rendete sicure le vostre comunicazioni ora. Il pezzo di Candace Williams su Medium 70-Day Web Security Action Plan for Artists and Activists Under Siege’ è ben ricercato e utile. Se avete conoscenze tecniche, se ne sapete di informatica, insegnate a chi non sa. Uguale se avete conoscenze legali e qualsiasi conoscenza che possa essere insegnata, offerta, condivisa. Se potete permettervelo, prendete lezioni di autodifesa, ancora meglio se potete permettervi di donarle anche a qualcuno che non può. Impact è un’organizzazione discreta, volta alla legitimizzazione delle donne, la violenza sessuale, le sopravvisute alla violenza domestica, e hanno sedi in un buon numero di città. Se avete spazio a casa, pensate a come può essere usato per dare riparo, nascondere, proteggere, sfamare quelli che rischiano carcerazione o deportazione.

Incontratevi tra di voi di persona, scrivete le cose su carta. Organizzate incontri solidali e organizzate addestramenti per intervento da testimone/distensione in modo da poter fare il possibile per proteggere corpi neri, bruni, Musulmani sotto assedio con i nostri corpi. Se non sapete da dove partire, iniziate con questa lista. Boicottate aziende che agiscono con, o che sostengono la famiglia Trump. Divulgate la notizia di uno sciopero generale per il 20 gennaio 2017, per l’Inaugurazione presidenziale.

Se non siete organizzatori, imparate da chi organizza a livello indipendente, imparate dagli abolizionisti dei carceri, imparate dalle popolazioni indigene che hano dovuto difendere le loro terre, imparate dal movimento Black Lives Matter, imparate dai protettori dell’acqua Standing Rock NO DAPL, imparate da attivisti e organizzazioni che stanno lottando e che hanno lottato in Sud America, Asia, Africa, il Medio Oriente, l’Europa dell’Est, quelli che resistono i regimi aiutati dagli Stati Uniti, l’intervento USA, gli attacchi coi droni sulle loro case e sulle loro genti. Impegnatevi al livello più locale possibile e siate generosi. La vostra umiltà e disponibilità a svolgere anche i compiti più scomodi e senza credito dietro le quinte dovrebbe essere inversamente proporzionale ai vostri privilegi e la vostra sicurezza e la vostra esperienza in campo organizzativo. Ovvero, se siete abili di corpo, se avete soldi, se avete risorse, se siete visti come bianchi, etero, cis, se avete avuto la possibilità di sviluppare la vostra politica tramite teoria invece che imposto da violenze subite contro il vostro corpo e la vostra gente, allora fate un passo indietro, offrite una parte delle vostre risorse per aiutare gli organizzatori e attivisti a viaggiare e trovare riparo, proteggete e difendete comunità a cui non appartenete, ma non prendetevi uno spazio. L’umiltà è ciò che alimenta una lotta coraggiosa che non vi erge a salvatore.

Accettate che avrete sempre qualcosa da imparare. I testi di base sono praticamente insufficienti, ma sono un punto di partenza. Ci sono stati attivisti di colore, organizzatori, socialisti, anarchici che a lungo hanno mostrato i paralleli tra l’occupazione USA e le guerre sul territorio domestico, e quelle all’estero – le violenze che gli USA continuano a commettere contro le loro comunità nere, Latinx, API, indigene devono essere capite nello stesso contesto della violenza con cui questo paese continua nel sostenere il terrorismo israeliano contro un libero stato palestinese, o nell’ostruire l’autodeterminazione Portoricana, per non parlare i troppi da elencare violenti cambi di regime voluti e aiutati dagli USA nel mondo, incluso in Honduras, Libya, Afghanistan, Iraq, Syria, Pakistan, Chile, Colombia, El Salvador, le Filippine, Nicaragua, Haiti, Vietnam, Cambodia, Korea, Myanmar, e Laos.

Sappiate che la violenza, proprietà, diritto e distruzione di chi si identifica sullo spettro di genere e delle donne è legato in maniera intrinseca all’eredità dello schiavismo e del genocidio, e alle continue invasioni, colonizzazioni, occupazioni di territori esteri – questa è l’entità e la pervasività della cultura dello stupro. Sappiate che una vera critica e denuncia del capitalismo può venire solo da coloro che non minimizzano la resistenza alla gentrificazione, all’anti-nerismo, all’orientalismo, all’islamofobia. Sappiate che la prostituzione, come ogni tipo di lavoro sotto al capitalismo brutale e la supremazia bianca, deve essere decolonizzata, non legalizzata.

Statevene lontani dalle persone bianche che pontificano sul loro marxismo, fiere della loro disponibilità a spaccare una finestra, che parlano per prime a assemblee, che non tacciono il loro turno è finito, che cercano gloria tramite la loro politica ma offrono poca gentilezza nei loro rapporti; ma state vicini a persone nere e brune che sanno cosa vuol dire usare il proprio corpo per resistere alla morte e al degrado, che amano senza dominare. Non ci meritiamo di amare solo quando siamo colonizzati. Non ci meritiamo di costruire famiglie solo quando siamo occupati.

Tutto questo si tratta di creare un Movimento invece di un movimento, ma sappiate che ci sono state persone sul campo a costruire movimenti senza credito, senza gloria, persone che hanno invitato ad unirsi ai loro movimenti e al Movimento per tanto tempo quanto una parte dell’umanità ne ha soggiogata un’altra. Il radicale asiatico-americano Grace Lee Boggs, vissuto per cento straordinari anni di lotta, già suggerì nel 1995:

Un Movimento guadagna impeto quando le persone iniziano ad esplorare risposte visionarie alle domande poste al livello base e indipendente, e ad impegnarsi in attività pratiche che possono essere ripetute senza enormi burocrazie. Agli albori di un Movimento, le risposte visionarie in procinto di essere esplorate sembreranno a molti troppo radicali o impossibili da mettere in pratica. Se non lo sono, probabilmente non sono abbastanza profonde per creare un Movimento.

Questo è il momento per la nostra visione abbagliante. Allo stesso tempo, ovvio, ci sono anche case da pulire, vestiti da lavare, bambini da accudire, e acqua pulita da versare. Se sapete cucinare… preparatevi. Ci saranno tante persone da sfamare.

[Originale in inglese di Jenny Zhang, ‘Against Extinction‘]

On Finishing Things

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On Finishing Things

or, What I Think I Learned from Moving to a Different Country to Go To University

Be selfish. Because it won’t be enough to remember to take care of yourself. But also connect, to friends, to students, to colleagues, to staff, to people living around you. Be thankful for them, for their help, for their presence. Be thankful to your closest supporters, to your steam valves. Be kind. A little goes a long way, and you will feel much better for it.

Watch Liberal Arts, and prepare to scoff – but even so. Watch Whiplash and prepare to shudder – but even then. Watch Community, season one episode one, season five episodes one and two – watch it all, in fact. Watch Monsters University, despite it not being as good as Inc, and watch Inside Out [I’ll come back to emotions later, too]. Watch Dead Poets Society, if you feel you should, I suppose.

Learn to meditate, and breathe, and sleep. Learn to read as much as you want of anything you want, and that it’s ok to abandon it for a year if something else comes along. Learn to bingewatch with other people, and bingewatch alone. Learn to listen, but also to talk, and it doesn’t always have to be about that much.

Read Ali Smith’s Artful and Deborah Levy’s Things I Don’t Want to Know. Read William Letford’s Bevel and Marina Keegan’s The Opposite of Loneliness. Read Vaughan and Staples’ Saga and Luiselli and McSweeney’s Sidewalks. Read Comme un Roman, by Daniel Pennac (or by Sarah Ardizzone), or maybe Journal d’un Corps (or Diary of a Body, by Alison Waters). It helps to know your limits, of the page, of the body, and others have explored those edges. Read Jeanette Winterson’s Written on the Body, too, and Claudia Rankine’s Citizen. Read Gillen and McKelvie’s The Wicked and the Divine and Noelle Stevenson’s Nimona.

Find something to become passionate about, and abolish the guilt from the pleasure. [Mine is Transformers, but you already knew that.] Be aware of what is flawed about your interests, do your best to come to terms with it and try changing it where possible. Learn from the mistakes it makes. This also applies to yourself.

Because what you must remember, what you need to make sure you never forget, is to have ambition (cue Atanas Valkov). To be curious (cue Melodysheep). To remember that emotions are allowed, they are natural, they are yours. Because being strong can be a weakness, and showing weakness can definitely be a strength. Accept both. Allow both. Get angry. Make it count (cue A Monster Calls).

You will cry. You will laugh. Sometimes there will be little difference between the two. You will feel lost as everyone is younger than you or looks trapped too early. You will meet people and they will leave, and you won’t. And then you will, too.

So take time to say goodbye. To say thank you. To say sorry.
And do it all with a smile, where you can.

Night shuffle

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Play.

I did not mean to walk your streets tonight, but I did. I walked past your defences, your missing kind, your barely hidden happiness, as someone held me and helped me up.

Skip.

Walls of colour, from A to H, spread themselves before me, leading to hues of pink, gold, oxidized bronze. Your trees hold twinkling fruits, and I still don’t know how to be alone.

Skip.

No silver, no wick, no weaving. The flint is still there, stubborn and content. Glint of glass walls further to one side, no one reading, seasons change, people fall, hearts beat.

Skip.

Is there something I should know? Hall after hall you still keep secrets, even in the open, hardly hidden, standing tall in stone and tar. Bridges need crossing.

Skip.

Before the other side, some of your plainness shows, and still manages to pluck, softly, strings that had settled, gently. You’re the lucky one, you caused it.

Skip.

Orion, inevitably on your sky. Fairy lights, also inevitably, on your skyline. Friends intermittently on your roads, this road. Some have come home, some on your back.

Skip.

It’s getting cold. I’m getting cold. Walk with me some more, first. A ghost above me, pasts beside me, a door just ahead. Am I ever coming back for you..?

…skip.

(Bonus track: No words left after all that. Just step forward, right or wrong foot, doesn’t matter. Time to walk again. Time to set out and find the next one. I might be back.)

Don’t Fear the Reaper

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‘You could say to the universe, this is not fair. And the universe would say: Oh, isn’t it? Sorry.’
(Soul Music, 347)

Terry Pratchett died today, at the age of 66, at over 70 books, at eight years of struggle with his Embuggerance, at home.

You can find multiple obituaries all over the internet as I type this, and I am not about to attempt another. No, this post is a way for me to process my own thoughts about Terry Pratchett and his writing, his world, and his impact on me as a reader. And to say thank you.

I never met him in person. I always managed to miss events close-by, and was unable to make the further away ones. The closest I ever got was researching his life and works for my first contributions to the Oxford Companion to Children’s Literature. Daniel Hahn – the author/editor – was, in fact, the person who told me the news.

I only met his books, and some of my favourite people through of them. Almost all of his books, at this point.
Starting with a badly received The Carpet People in Italian translation (by Angela Ragusa) at the age of 8, in primary school.
Ignoring them for a long while after that – only to discover Peter Gabriel’s Genesis The Carpet Crawlers, and thinking they were linked.
Being handed the English copy of Pyramids by ‘Auntie Penny’ for the length of a read around the age of 12, and falling, inevitably with a Thud!, into Pratchett’s books and the Discworld , and the world of reading, in English, harder than before. Or at least, that is how I remember it.
Rediscovering the series as I arrived in the UK at the age of 19, staying with Penny and Allan and Pen’s collection, via Reaper Man.
Re-rediscovering Lords and Ladies and Carpe Jugulum at the University of Leeds, with now Japan-bound Maria, who shared my raised eyebrow at the live-action adaptations of The Colour of Magic and The Light Fantastic.
Seeing the first theatrical adaptation of The Truth, a book that I never thought could be adapted, in Oxford, at the age of 20.
Retracing the pineapple on pizza footnote from The Last Continent for a seminar in my first year of teaching, at the age of 24, while also developing the idea of the T-Space for the British Centre of Literary Translation; an obvious rip-off and homage to the L-Space and its genteel Black Holes.

Softly, silently crumbling, at the age of 26, at the news of Terry Pratchett’s passing.

My enabler, Penny, told me to ‘remember what a legacy he left us all. He wasn’t afraid of dying, just very pissed off. A very sad day indeed, but for all the right reasons.’ She is right. As Neil Gaiman pointed out, he was angry. He was spurred on by fury, in his writing as in his living. And we should learn from that. We should channel that.

Given the equation (that camels also know):

Knowledge = Power = Energy = Matter = Mass

we all carry part of the L-Space and of its ideator’s fierce, furious power within us.

Time to also pick up our pens, and start to write.

Comics Zen and The Art of Convention Going

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This weekend (14th-16th November) will be my sixth Thought Bubble Festival as a volunteer (redshirt – we proudly reclaimed the word from ill-fated Trekkies). I have been behind the scenes at two Lakes International Comic Art Festivals, two Auto Assemblies, moderated online communities, chaired panels, talks, conferences, am active in ‘public engagement’ (what universities call ‘getting out and talking to actual people for a change’) and attended multiple events of the comic book and media industry type as a punter. I enjoy what I do, and do it freely, in my spare time, passionately and mostly for free (and for the red t-shirt; there must be something in the dye).

I am also aware of a high number of convention etiquette posts from professionals, exhibitors, fellow fans, first-time goers and bored companions (partners, relatives, offspring, pets, stuffed cryptozoa). Personally, I think Dan Berry’s 2012 list is a great resource, along with Luke Surl’s illustrated version for exhibitors. There are plenty more out there, but some tend to be fairly condescending and patronising, even in their tongue-in-cheek style (or maybe because of it). So please take what I say here as tips and suggestions, rather than commandments or recommendations. As a volunteer, I have seen many a visitor storm off disgruntled because they were unable to get a sketch, a signature, a book, a handshake – and it’s not always the event’s fault.

Talk (if you can) – This can be really hard. Emotions run high when meeting your idols, and you might not be comfortable with crowds, small spaces, public speaking or eye contact. That is fine. Creators know that their fans come in all types of person and species, and everyone gets tired/stressed out/overwhelmed at times. If you need help, call upon a redshirt. We’re there to help.

Be Nice – Following from the previous point, if you can’t bring yourself to face someone or speak to them, be nice in any way possible. A quiet thank you, a timid smile, nods, adoration in your eyes. Let the exhibitors know you’re interested in their work if you are, don’t diss them if you’re not. Everyone there is passionate about comics; that’s a whole series of worlds in common. Be nice to other visitors. Be nice to exhibitors. Be nice to staff and volunteers. And be excellent to each other.

Look at Everything – Take it all in. The Big Names are not the only names, and they’re only big to the people who think they are. Make sure you take a stroll through the smaller tables. I have met some of my favourite people in the world by wandering around the halls closing off queues and bringing water or food to exhibitors.

Be a True Fan – So you have all the issues a writer has written, you’re on first-name basis with them, and you’ve seen them multiple times. Excellent! A lovely place to be in! But don’t overdo it. Some people have travelled very far to only attend an event for the day, have less money to spend, less time and may be extremely intimidated by everything going on. Give them their space and time. Don’t be greedy. And don’t for one second think there is such as thing as a fake-fan.

Be an Alien, or, Enjoyable Queueing – Yes, you will have to wait to meet some of the guests. Yes, it can take a while, and it will be boring after a bit. Solution? Use all of the tips above: talk to others in the queue; talk to exhibitors you are close to as you move closer to the aimed table; take in the convention area; plan the rest of your day; if you’re in a group, use supermarket tactics. And most of all..

Don’t Panic – Douglas Adams was bound to make it here at some point. Alas, you might not be able to get everything you wanted done. You might miss a panel. You might be too late for a sketch. The guests might be very tired, unable to make it at all or late. It happens, unfortunately (Kurt Vonnegut? Kurt Vonnegut: So It Goes). But go back to three points above, and look at everything else. You’ll find something you didn’t even know you were looking for.

There are a number of other really important points, such as keeping hydrated and nourished, respecting people’s boundaries, social norms, be mindful of children and event rules and regulations, including personal safety. Some of these are covered by common sense, others by explicit policies such as the SDCC and NYCC ones. All should be kept in mind at all times. My list is simply an addition to those guidelines.