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#GloPoWriMo 2017 8 – in una capanna di bambù sulla riva di una spiaggia

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Lui le lesse ‘The Moor’ di Russell Banks.
Non fu la storia, anche se la storia è bella,
e non fu il modo in cui la lesse. L’accento
scozzese non riuscì a prendere gli americanismi.
I ‘sure’ e ‘yeah’ divennero parodie che
diedero ilarità ad una bellezza che non ne aveva bisogno.
Fu il fatto che lei si sdraiò con la sua testa
sul suo petto e lui sentì il rombo della propria
voce e una vibrazione di parole precedenti.
La storia che lesse finisce nella neve, e loro
rimangono immobili, ma cosa fare? Quanto possono
rimanere lì? Allore lui traccia disegni sulla
pelle di lei con le dita. E i disegni divennero
cerchi e i cerchi divennero parole e
queste azioni hanno la tendenza a progredire.
Le sollevò la maglietta oltre le spalle e
sappiamo tutti il resto. Ci sono corpi di ogni tipo.
Se siete fortunati troverete qualcuno la cui pelle
è una tela per la storia della vostra vita.
Scrivete bene. Prendetevi cura del battito sottostante.

[Originale in inglese di William Letford, ‘in a bamboo shack on the edge of a beach’]

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Sale e pelle

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Come una semina che non dà frutto
tra sabbia tiepida e risacca rabbiosa
iniziano ad erigersi i ripari
per le grandi migrazioni estive
esili per scelta, puntuali, a scadenza.

Io vorrei solo sdraiarmi
sulla strada, a guardare le nuvole
che passano al di sopra dei palazzi,
fondermi con l’asfalto e le gomme
delle auto rimaste

evitare il canto degli insetti
che si crogiolano nelle vagonate
di sale, pelle e sudore umano,
calcolare le distanze tra sbucciature
e nei, creando una nuova mappatura

di percorsi ipotetici da svelare
non migrazioni ma tappe pigre
da tracciare con mani e dita,
a occhi socchiusi di pomeriggio, di sera,
di mattina mentre dormiamo ancora

sdraiati, sulla strada, la sabbia tra le dita
dei piedi, le nuvole che migrano pigre
che seminano tempeste e rabbia che sale.

Nota olfattiva

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Ti posso mandare il profumo
di pineta e ginepro, al posto di quello
del gelsomino sotto casa, tramite Whatsapp?
O è meglio Telegram, secondo te?
Se lo ripiego lungo la linea
tratteggiata costiera che
incontra i miei passi
mentre scorrono i giorni,
a tratti un po’ lenti, altri a corsa,
c’entra su un documento Open Office?

No, mi sa di no, mi sa che tocca
portarti qui, nello spazio fra un pino
e l’altro, con gli aghi sotto le piante
dei piedi e la sabbia che si attacca ai gomiti
e la salsedine che impiastriccia i tasti
e le lingue straniere salate e impastate
e il segnale che cala, lasciandoci a secco,
senza profumi, senza pineta, senza ginepro.

NaPoWriMo Day 23 – Writing a Picture

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Here I trace the first line
as straight as I can go,
a moat between grains and glass
separating what comes now,
what came then and what comes later.

Here I move inside the first contour
as light as I can go.
A face, hands immovable moving
timed reactions framed in
blank spaces, words will come later.

Here I draw the second scene
as quiet as I can go
the sequence scuttling along
fed by salt and sand and more.
Another scene will come later.

Here I stand back for a second
as the story before me
sits, crashing and roaring
washing into another page and another
after that. More will come later.

NaPoWriMo Day 29 – The Mother I (Benni)

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Where I live now looks like
an abandoned beach
with dunes and wild herbs
the waves, without horizon
change light and colour
at the clouds’ will.
We, the dead, do not have
night, or day, or days.

Often from here I see you
on the other side of the sea
in a trembling heat
I know your every thought
I spy on your words and letters
like a candle, or a cat
with a breath I show you the lines
about me.

But this is my new land
and I am never allowed a touch
to send you healing.
Only that light breath
like a loving voice
a call from behind the wall
or a hedge of roses
a mysterious birdsong.
You never saw me
waiting outside the bar
you spoke with force and anger
of battles and justice
the you found me laughing.
I was late, they don’t understand.
It doesn’t matter. Take me to the hill
to breathe. To fuck. To see
where we live from up there.
Down there, crucified in your kitchen
you are still the one I loved
never beaten, proud, my man
I shout it, but you can’t hear me.