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Sale e pelle

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Come una semina che non dà frutto
tra sabbia tiepida e risacca rabbiosa
iniziano ad erigersi i ripari
per le grandi migrazioni estive
esili per scelta, puntuali, a scadenza.

Io vorrei solo sdraiarmi
sulla strada, a guardare le nuvole
che passano al di sopra dei palazzi,
fondermi con l’asfalto e le gomme
delle auto rimaste

evitare il canto degli insetti
che si crogiolano nelle vagonate
di sale, pelle e sudore umano,
calcolare le distanze tra sbucciature
e nei, creando una nuova mappatura

di percorsi ipotetici da svelare
non migrazioni ma tappe pigre
da tracciare con mani e dita,
a occhi socchiusi di pomeriggio, di sera,
di mattina mentre dormiamo ancora

sdraiati, sulla strada, la sabbia tra le dita
dei piedi, le nuvole che migrano pigre
che seminano tempeste e rabbia che sale.

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Tornante

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Da che Macondo torni, girovago
qual ragione ti ha stretto a sé
tenendoti un giorno ancora.

Da che Wandernburg parti, girovago
quali incontri ti hanno preso
danzando sulla pista notturna.

Da che città invisibile ti separi, girovago
quanti ricordi lasci dietro te
riportando solo memorie in bassa risoluzione.

Da che Altroquando scappi, girovago
quali paure e problemi abbandoni
sperando di nascondere le tue tracce.

Da che Londra di Sotto arrivi, girovago
e per quanto ancora cercherai nuove mete
tracciando sentieri nelle pagine d’atlante
scomparendo dietro la curva, al giro d’un altro giorno.

Dove te ne andrai, girovago, al prossimo capitolo?