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gli uomini piangono in palestra, di Andrew McMillan

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gli uomini piangono in palestra
usano l’asciugamani per coprire
i singhiozzi    i cuori cresciuti troppo
per i loro petti    i petti cresciuti troppo
per le loro camicie    sono vestiti come bimbi
che si son dimenticati la roba da ginnastica
piangono nei cubicoli dei cessi
e poiché si sono scolpiti
come statue vuol dire che Dio
è entrato in loro    strizzano
il viso come asciugamani sudati
nel lavandino    le vene stanno per
rompere gli argini    stanno straripando
da se stessi sulle piastrelle
si sono cambiati l’acqua in shake
si sono avvicinati troppo agli specchi
si sono avvicinati troppo al vetro
e ora sono sdraiati
nella pozza incrinata dei loro visi
le loro file!    le distensioni declinate
la flessione per il bicipite    aspettano    fissano
davanti a sé    giurano che l’umido
sulle guance è solo sudore
che le parole mormorate mentre sollevano
non sono nulla    che non sentono
nulla quando il muscolo si strappa
da se stesso    che non sentono
le migliaia di piccole fratture
necessarie a costruire qualcosa di più forte

[Originale in inglese di Andrew McMillan, ‘the men are weeping in the gym’ in Physical]

Sale e pelle

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Come una semina che non dà frutto
tra sabbia tiepida e risacca rabbiosa
iniziano ad erigersi i ripari
per le grandi migrazioni estive
esili per scelta, puntuali, a scadenza.

Io vorrei solo sdraiarmi
sulla strada, a guardare le nuvole
che passano al di sopra dei palazzi,
fondermi con l’asfalto e le gomme
delle auto rimaste

evitare il canto degli insetti
che si crogiolano nelle vagonate
di sale, pelle e sudore umano,
calcolare le distanze tra sbucciature
e nei, creando una nuova mappatura

di percorsi ipotetici da svelare
non migrazioni ma tappe pigre
da tracciare con mani e dita,
a occhi socchiusi di pomeriggio, di sera,
di mattina mentre dormiamo ancora

sdraiati, sulla strada, la sabbia tra le dita
dei piedi, le nuvole che migrano pigre
che seminano tempeste e rabbia che sale.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 3 – Caro mio

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Parliamone. Lo sai te e lo so io
che in realtà non si tratta
proprio di ammirazione –
diciamo che ci tolleriamo a vicenda.

Come vogliamo andare avanti
quindi? Non voglio, a dire il vero,
dover cambiare per compiacerti
dover cambiarti per piacermi

i compromessi sembra
non valgano a nulla
perché gira e rigira ci troviamo
sempre qua, uno davanti all’altro
a squadrarsi, soppesarsi, sospirare.

Torsioni, torti e storture
in realtà fuori dai margini,
lo sappiamo entrambi,
ma che ci incolpano lo stesso.

Non siamo solo grezza materia ma
vorrei anche sperare che a studiarsi
meglio, si impari ad apprezzarla
comunque, ciò che hai davanti –
di nuovo, ancora, finalmente.

Come lettera è breve, lo ammetto.
ma in realtà è solo una richesta,
tête-à-tête, vis-à-vis, occhi negli occhi:
non riflettere troppo. E se lo fai,
che sia con sincera onestà.

(Prompt: Fan letter, via NaPoWriMo.net)