Tag Archives: dog

#GloPoWriMo 2018 14 – P.S.

Standard

il can del monte
ha detto maremma-no:
a volte basta.

 

maybe cheating, a haiku

Advertisements

#GloPoWriMo 2018 13 – Familiare

Standard

il cane ti osserva forse da sopra il suo monte, pelo bianco smosso dal vento stranamente mattiniero, al momento forse già in pausa dal suo dovere di pastore e guardiano – di alberi di animali di persone che chiami suoi padroni, e dimentichi che i familiari in questa lingua sono sì sempre legati dal sangue ma alcuni più stretti e vicini di altri, familiare non è forse solo famiglia forse non è solo cambio di lessico – il cane ti osserva da sopra il suo monte ma non lo dà a vedere, il pelo smosso sì dalla brezza ma l’occhio non puntato sulla strada su di te sugli olivi che lo circondano, il muso rivolto ad altro forse ma l’occhio si muove ogni tanto verso di te – occhio che noti essere troppo simile troppo vicino ad uno che riconosci in altro viso in altro luogo in altri tempi ma ora non hai tempo di controllare perché – il cane ti osserva ora forse più attento di prima più affilato l’occhio puntato ma rimane sdraiato sul suo monte contornato di olivi ma privo di animali di persone tranne te e il cane, sul monte, col vento di mattina che soffia prima del solito orario

una coda di
ricordi forse nuovi
si snoda tra voi

 

better late than never, a haibun

M2 Milano-Vimodrone

Standard

Carly è texana, di Dallas
due mesi a Lecco dopo
quattro di marketing – il futuro?
Forse Missouri, forse.

John è senegalese ma solo
per scelta. Mi chiama mi chiede
una sigaretta – non fumo – mi
sorride e torna al sole.

Ambra è eterocroma ha fatto
il classico e vive a Milano ma appena
fuori. Forse avvocato dopo
ma intanto scende a Lambrate.

Sid – lo chiamiamo così – è troppo
preso da se stesso per notare
la signora che lo ammira da
almeno tre fermate. Scendo a Vimodrone.

(Giovanni attraversa la piazzetta.
Ciccio il pitbull nero lo vede
si avvicina gli corre incontro
sorride come solo un pitbull sa fare.)

Sisters

Standard

Your sister already knew us;
you were unsure, latecomer,
stubborn and at times, we thought, thick.
The world must have been so
strange, so new, so different to you.
Your sister already knew how
to gain our affection and attention;
you were cautious, more reluctant.
Your sister already knew that
she could outrun, outsprint,
outswim, outjump you;
you made up for it in elegance,
presence, and a dignified silence.
Your sister knew what was
going to happen, and left,
taking the elephantine choice;
we got a call three days later.

But you also knew.
You knew what your sister had known,
you shared more than family ties.
You carried on, for years,
until you shook, you trembled, you shivered,
whimpering and flinching at our touch.
Something pressing on your mind,
and you could not tell us.
Your dignified silence now a burden,
the world once again a strange place.
But you knew it was too late,
and you lay your soft, black head
on the operating table, all attention on you,
and slept.