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La domanda dell’unicorno, di Cynthia So

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L’unicorno che viveva al limite della città non si vedeva
da un po’ di tempo, da quando ero ancora una ragazza
con la pelle di cotone e una boccuccia rammendata. Ci
incontriamo al negozietto per la prima volta dopo anni,
mentre compra il latte, come me. Ha venduto la casa,
lasciato il lavoro, viaggiato per il mondo. Ha visto un
narvalo. Lo sapevo io che c’era chi vendeva i corni di narvalo
cercando di passarli per unicorno? Che imbroglioni.
Sono interessanti anche i narvali. Non se lo meritano.
Dove vive ora, quindi, l’unicorno? Oh, un po’ qui,
un po’ là. Soprattutto in mezzo ai boschi. Cosa ho
combinato in questi anni? Spallucce. Ho un lavoro, ma
comprare casa? Tsé. Viaggiare – beh, sarebbe bello.
‘Non sono più vergine,’ dico all’unicorno. Sbuffa.
Non so come prenderla. Mi ricordo come l’accarezzavo
da bambina, quando le foglie autunnali
non erano cadute ancora abbastanza
da farmelo notare. La gentilezza dell’unicorno di allora.
Ma ancora adesso mi carezza la testa col muso, mi lascia
accarezzarne il manto. Al mio tocco, il corno splende
di un universo di colori, come anni che si riversano da
un barattolo scheggiato in un bacino nuovo, come se questo
autunno qua fosse il più fresco, l’autunno più dorato
che sia mai esistito. — Sei ancora bisessuale, no?
Oh. È questo che mi rende degna dell’amore di unicorno?
“Sono ancora bisessuale… Credo.” Occhi al cielo, aspetto
semplicemente che mi svisceri. Che razza di stupida fa sesso
con un uomo, lo lascia entrare nel suo letto notte dopo
notte, lo stesso uomo, di settimana in settimana in anno, e ancora
non sa se le piacciono gli uomini? Altri generi, certo,
lo so anche senza baciarne i fantasmi nel sonno
che ne sono attratta. Ma gli uomini?Non lo so.
Non lo so nemmeno quando la sua bocca mi sfiora la pelle
sotto la costola più in basso, nemmeno quando la mia mano
non gli lascia andare i capelli. Ma l’unicorno non mi fa fuori.
Ride, con il corno che proietta l’intero cielo stellato
sulla mia camicia scura, un ricciolo di polvere rosa,
viola, blu che mi passa sopra il petto, e si espande.

tradotta con permesso di Cynthia So
originale inglese su Strange Horizons

#GloPoWriMo 2018 24 – Da dentro il frigorifero

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Cominciamo dalle basi:
C’era una volta, e sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di lui,
Quindi permettici di agghindarlo col battito del tuo cuore
Fa’ che sia una fine degna per i modi in cui muori

I modi in cui muori sono una miriade
(I modi in cui muori sono sempre una miriade)
La bomba, la lama, il proiettile che punteggia la vita contata per battiti

Vita contata per battiti
Battiti che segnano l’ampiezza delle sue spalle,
La curva del suo viso quando ha il tuo nome in bocca

Il tuo nome una donna diventata sussurro,
Preghiera, ambizione soffiata nella conca del suo orecchio in lutto,
Chino sulla causa del suo eroismo

L’eroismo è sempre stata la sua fine, come la morte è sempre stato il tuo
Perchè tu sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di quello che fai:
Villano fatto paladino, esperimento fatto uomo dalla pelle d’acciaio
Omicidio di donna fatto tramite per avventura d’eroe

Avventura d’eroe che filtra tra i battiti della tua vita fino all’amore per un uomo
Recipiente di un mezzo, supporto per un fine
La tua fine, la fine:
Il suo c’era una volta.

 

Originale inglese di Andrea Tang, ‘A View from Inside the Refrigerator’ su Uncanny Magazine 21

Drifting

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Time and space don’t matter
here, as she walks along the brink
cautiously slipping into
and onto the shimmering page.

Time and space don’t bother
her, she looks upon the spine
slicing through light and beams
as the universe supports her.

Time does not envelop her
as she finds her space
an innermost inch, a room
to call her own, at last.

Space does not contain her
for yes, there will be time
reflected and refracted through
the chapters in her life.

Time flows and space constricts
but she, modern Promethea,
is unbound, the fallen chains
spark on weatherworn rock.

Space is fluid and time congealed
as an ice-cube washed ashore
that she may or may not pick up
take home and place on a pile

of unread pages, unfinished sketches
of a blind seer’s book.
As she steps out back into the cold
she’ll forget about it. It will melt.
Become one with the books
bleed into pages, blur the images
blend the lines, push the boundaries
and time and space won’t matter.

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