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Preghiera per un neo dannato, di Ocean Vuong

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Padre carissimo, perdonami perché ho visto.
Dietro al recinto di legno, un campo illuminato
d’estate, un uomo che preme una lama
contro la gola di un altro. Acciaio in luce
su collo lucido e liscio. Perdonami
per non averTi chiamato. Per aver pensato:
è così che ogni preghiera
inizia – le parole Ti prego che spaccano
il vento in frammenti, in ciò che
un bambino sente nel suo bisogno di sapere
come il dolore benedice il corpo
al suo peccatore. L’ora improvvisamente
immobile. L’uomo genuflesso, le sue labbra
contro stivali neri mentre le parole versate
dalla sua bocca come rosari
si infrangono per i troppi
Padre. È sbagliato amare
quegli occhi, vedere qualcosa di così
limpido e blu – implorare di restare
limpido e blu? La mia guancia si è contratta
quando il buio è fiorito dal suo inguine
e colato nella polvere ocra? Padre,
la lama non tarda a diventare
Te. Ma lasciami ricominciare: C’è un bambino
in ginocchio in una casa con le porte calciate
aperte all’estate. C’è una domanda che gli corrode
la lingua. C’è una lama che tocca
il Tuo nome incastrato in gola.
Padre carissimo, cosa succede al bambino
non più un bambino? Ti prego
cosa succede al pastore
quando le pecore sono cannibali?

[Originale in inglese di Ocean Vuong, ‘Prayer for the newly damned’]

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Safia Elhillo

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

autoritratto in caso di sparizione

ho paura che tutti siano morti & non ha messo posto
il mondo questo doveva essere l’aldilà
dei paesi in fiamme che le nostre madri
si sono lasciate alle spalle
ragazze con padri fuggiti o spariti
sorelle di ragazzi scuri segnati a morte
& i nostri
corpi velati & messi in fila su tappeti da preghiera
spariamo anche noi & chi ci piange chi
cade nel vuoto che lasciamo nel mondo

NaPoWriMo 2015 Day 23 – The story of my person

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The story of my person
is the story of a giant fear
of being myself,
opposed to the fear of losing myself,
opposed to the fear of the fear.
It could not be otherwise:
in apprehension we lose our memory
in submission everything.
It couldn’t,
my childhood,
pillaged by family,
allow me a stable, concrete maturity.
Nor my solitary life
allow me something less fragile
than this thrashing between worries and insecurities.
I survived childhood,
I survived adulthood.
Almost nothing compared to life.
But I survived.
And now, in the ruins of my being,
something, a firm utopia, is about to bloom.

[Original Italian by Piera Oppezzo (1934-2009).]