Tag Archives: guerra

Twentyquattordici

Standard

San Martino del Carso

Of these houses
nothing left
but some
shred of wall

Of many
who wrote back
nothing left
nothing at all

But no cross is missing
in my heart

The country most in mourning
is my heart
Dulce et Decorum Est

Piegati in due, mendicanti sotto stracci
Ginocchia nodose, tosse di strega, nella melma bestemmiando
Fino al volgere delle schiene agli spettrali razzi
E verso il lontano riposo ci incamminammo.
Uomini marciano nel sonno. Molti a stivali rotti
Ma sanguinolenti tentennano avanti, mutilati, cecati
Ebbri di stanchezza, sordi anche ai botti
Di stanchi, sfiniti bossoli dietro a loro lanciati.

Gas! Gas! Presto, ragazzi! — Frenesia d’armeggiare,
Sistemando appena in tempo gli elmetti;
Ma ancora fuori si sentono urla e l’inciampare
di chi annaspa, come di fiamme infetti.

Fioco, tra vetri offuscati e densa verde luce
Come sotto un verde mare, lo vidi affogare.

In ogni mio sogno, la mia vista debole lo conduce
a lanciarmisi contro, sempre a soffrire, sempre ad affogare.

Se in sogni soffocanti anche voi poteste marciare
Dietro al carro su cui lo avevamo caricato ,
E vederne degli occhi bianchi nel viso l’agitare,
Quel viso spento, come un diavolo stanco del peccato;
Se poteste dai polmoni schiumanti gorgogliare
Sentire, ad ogni scossa, il sangue
osceno come un cancro, acre come lo scoppiare
Di orrende, incurabili piaghe su innocenti lingue,—
Amici miei, non saltereste dall’ovest all’est
A raccontare a giovani in preda a disperati ardori
L’antica bugia: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

Part I is here.

Duemilafourteen

Standard

Because it’s 2014, because I loathe the rhetoric building up again in the UK (and beyond), because I cannot believe some people can be so devious and twisted, because Kitchener was chosen for coins.

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E’ il mio cuore
il paese più straziato

(G. Ungaretti – 1916)



Perché è il 2014, e in parti d’Europa si iniziano a ‘celebrare’ i 100 anni dell’inizio della prima guerra mondiale. Perché c’è una retorica in Europa che mette i brividi. Perché non si dimentichi.

Dulce et Decorum Est

Bent double, like old beggars under sacks,
Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge,
Till on the haunting flares we turned our backs
And towards our distant rest began to trudge.
Men marched asleep. Many had lost their boots
But limped on, blood-shod. All went lame; all blind;
Drunk with fatigue; deaf even to the hoots
Of tired, outstripped Five-Nines that dropped behind.

Gas! Gas! Quick, boys!—An ecstasy of fumbling,
Fitting the clumsy helmets just in time;
But someone still was yelling out and stumbling,
And flound’ring like a man in fire or lime…
Dim, through the misty panes and thick green light,
As under a green sea, I saw him drowning.

In all my dreams, before my helpless sight,
He plunges at me, guttering, choking, drowning.

If in some smothering dreams you too could pace
Behind the wagon that we flung him in,
And watch the white eyes writhing in his face,
His hanging face, like a devil’s sick of sin;
If you could hear, at every jolt, the blood
Come gargling from the froth-corrupted lungs,
Obscene as cancer, bitter as the cud
Of vile, incurable sores on innocent tongues,—
My friend, you would not tell with such high zest
To children ardent for some desperate glory,
The old Lie: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

(W. Owen – 1917)