Tag Archives: Italian

#GloPoWriMo 2017 2 – istruzioni

Standard

apri ad una pagina multipla
di tre con un dito dispari
dopo averne leccato la punta

il fuoco è acceso la fiamma alta

scorrila tre volte e conta
e conta e conta una volta di più:
tre gli ingredienti tre i percorsi

il fuoco è acceso la fiamma arde

il primo lo troverai sparso ovunque
ma devi estrarne i chicchi uno ad uno
e dovrai chiedere aiuto per macinare

il secondo si annida in angoli bui
sorvegliato da paia di paia di occhi
uno ti basta ma procedi con cautela

il terzo lo dovrai estrarre a mano
scegliendo animali con cura e rispetto
per non farlo guastare verso casa

il fuoco è acceso la fiamma stride

uniscine i tre ingredienti
ruota su te stessa tre volte
versane un po’ sulla mano

il fuoco è acceso la fiamma sorride

chiedi permesso alla fiamma
e ungine la superficie
lascia sia lei a guidarti

[prompt da Napowrimo.net (ricetta)]

#GloPoWriMo 2017 1 – lettera ermetica in due parti a me stesso più giovane (haibun)

Standard

perchè in realtà è una cosa semplice una materia non difficile da capire da gestire da digestire e processare ma quello che manca a volte è l’impulso iniziale, la scintilla di partenza. una reazione troppo veloce lascia il tempo che trova ma il tempo volendo si trova anche per le cose più lente, non è necessario mettere da parte parole e impegni per dedicarsi ad altri ed altre ed altrimenti ci si ritrova col tempo ad aver perso il tutto. te lo dico da ora da adesso da questo momento nel tempo che si ritrova ad essere il tuo futuro ma il mio presente e non mi aspetto che la mia presenza sia troppo influente alla fine sul tuo, anche se spero in un minimo di comprensione – o perlomeno curiosità. come cominciare. da dove partire. perchè continuare. dove trovare la forza il motore l’azione necessaria per partire sì ma con impegno materiale. ascoltami. leggimi. continua quello che fai, ma fai caso a come lo usi. fai caso alle parole che usi, alle parole che scegli, a quello che scegli di fare. ti servirà anche da lezione nel tempo che manca ad arrivare qua, da me, all’arrivo – almeno per ora.

beginnings are still
the hardest part of it all
and yet, we insist

 

[prompt da Napowrimo.net (haibun) e Jo Bell (lettera a se stessi a sedici anni)]

te che non impari mai

Standard

non hai mai imparato ad ascoltare le voci che non ti chiamano
preferisci dare retta ai post-it che portano il tuo nome
i titoli di libri canzoni bottiglie di shampoo che non usi più
scatolette con valori nutrizionali che fai finta di capire
di sapere se sono in linea con le tue credenze le tue scelte le tue
idee di educazione per poi passare ad un menù a troppa scelta
alla ricerca di qualcosa di nuovo (tanto poi scegli sempre margherita)

non hai mai imparato ad ascoltare le voci che non ti cercano
andare d’accordo con i messaggi e le notifiche sul tuo schermo
ti resta più facile più diretto più decisamente rivolto a te
che non devi installare nulla di nuovo per farle funzionare
e il supporto tecnico si può applicare su tutta la gamma
delle emozioni programmate che ti girano sullo sfondo
senza sfinire la batteria come l’ultima volta (clicca per la rece)

non imparerai mai rimasto senza un manuale o un video
che ti mostri come procedere una serie di istruzioni
che ti aiutino a distinguere cosa conta e cosa no cosa vale
e cosa no cosa importa veramente cosa cambia questa volta
cosa succede se ti ci applichi cosa succede se centri cosa c’entra
se manchi se ti manca se manca qualcosa alla fine all’arrivo
———————————————————————-

Staccati

Standard

Veniva dal sud, quel pomeriggio,
come vennero loro tempo prima,
e portava con sé il gelsomino. Ne portava
l’odore, i fiori, i colori e i rami.
Li portava in mano e li porgeva
uno ad uno, con delicatezza a volte,
a volte a manciate, tirate in faccia,
quando meno te lo aspetti.

Sembrava un pomeriggio da innamorarsi
fra l’estate dietro la pagina e le nuvole oziose,
fra la brezza e il sole a pioggia fra i capelli,
fra calabroni e motorini che si corteggiavano
a distanza di un paio di strade e qualche cortile.

Il gelsomino, a tardo pomeriggio, strinse le foglie
e prese mira, spietato, tra occhi e bocca dello stomaco,
con calma, dolcezza, odore di spezie rimaste
dagli avanzi del pasto ancora in tavola.
Mostrare i denti è aggressione, per alcuni
reazione immediata di un senso spiazzato,
lasciati per la strada – risolino, occhiata, paura
che striscia e ronza tra le foglie.

Era un pomeriggio soleggiato, da riposo,
ma il gelsomino non dava tregua. Tralicci
lanciati all’assalto di balconi e memorie,
arpioni nell’intimo, selvaggio nel suo agguato.
In cucina, piatti sporchi, un portatile aperto,
bozza di una lettera mai inviata, bottiglia d’acqua vuota.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 30 – Teoria dell’impatto

Standard

Sono le 4.13 del primo gennaio 2010. Le tende sono mezze tirate. La luna mi fa vedere la ragazza addormentata accanto a me, dandomi le spalle. Ha delle forme a stella tatuate lungo la spina dorsale. Ognuna più piccola della precedente, fino a che il vuoto sotto al piumone mi rende impossibile vederne altre. Ci siamo conosciuti stanotte. Con la punta delle dita misuro la distanza tra le prime due stelle. Poi la dimezzo, poi ancora, poi ancora. Perché l’infinito non è spazio e tempo, è un processo.

(Input da Napowrimo.net per oggi era di tradurre una poesia. Gioco in casa. Originale inglese di William Letford, ‘Impact Theory’ in Bevel.)

11125449_427944804051200_997035885_n

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 29 – Mi ricordo

Standard

Mi ricordo di quando lo dicesti in dialetto. Amarcord, improvvisato.
Mi ricordo di quando eri rossa di capelli. E dicesti di no, ma anche sì.
Mi ricordo di quando non avevi ancora visto Guerre Stellari. Né te, né te.
Mi ricordo di quando mi vomitasti addosso, mentre ti tenevo sulle ginocchia.
Mi ricordo di quando ti ho fatto piangere. Eravamo in auto, e avevo sbagliato.
Mi ricordo di quando mi sono visto piangere. Ero in aeroporto, in autobus, in treno.
Mi ricordo di quando provavi a stringermi le braccia. Avevi la faccia cattiva.
Mi ricordo di quando ti ho baciato. Era quasi per sbaglio, ed è durata per anni.
Mi ricordo di quando sono partito la prima volta. Non ho mai smesso, di partire.
Mi ricordo di quando creasti una strana famiglia. Per qualche motivo, ne ero a capo.
Mi ricordo di quando mi hai detto che ti saresti mangiata le mani. Ma ormai è tardi.
Mi ricordo di quando ti ho visto sul palco. Avevo la febbre, entrambe le volte.
Mi ricordo di quando ho provato a conoscerti. E provato. E provato. E fallito.
Mi ricordo di quando eravamo in tre, e tu fosti il primo a buttarti. Sul riccio, in pieno.
Mi ricordo di quando mi hai baciato. Sapevi di fragola, e ridevamo, ed ero nervoso.
Mi ricordo di quando sei arrivata a casa. Eri piccola, dolcissima, un disastro.
Mi ricordo di quando sono crollato la prima volta. Ero da solo, a letto, tremavo.
Mi ricordo di quando me li hai presentati. I libri, i CD, e tuttora ne faccio parte.
Mi ricordo di quando sei venuto a piangere da me. Fino alle quattro di mattina.
Mi ricordo di quando facevamo progetti. Dovevamo essere io e te, poi sono andato solo io.
Mi ricordo di quando ti ho visto furioso. Era l’unica volta, e ci hai terrorizzato.
Mi ricordo di quando ho bevuto per l’ultima volta. Mi sentii male, e smisi del tutto.
Mi ricordo di quando mi leggesti il tatuaggio. Eri l’unica a cui piacesse, allora.
Mi ricordo di quando ho iniziato a scrivere. Ancora, a volte, tentenno a metà frase.

(Input da Napowrimo.net giorno 29.)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 27 – Incontri

Standard

Spesso il male di vivere ho incontrato.
Era solito vedersi per strada
fare un cenno col capo, o una strizzata d’occhi,
o un movimento, appena, della mano.
Poi andarsene, ciascuno per la sua strada.

Rimane a volte il dubbio
di chi non avesse il tempo
l’uno per l’altra, se io o il male,
ma poco importa, alla fine.

A volte gli incontri
che più rimangono impressi
sono quelli che durano meno.
A volte, invece, anche se frequenti
non rimangono impressi affatto.
A volte, più strade si incrociano
mentre altre rimangono parallele.
A volte cambiano tutto, poco, niente.

(Input da Napowrimo.net per il giorno 25. Partire da un verso di un’altra poesia, e andare in direzione diversa.)