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binari

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ci dicono che
la nostra lingua è binaria
ci sono versi e direzioni necessarie
affinché non si perda di vista
la vera destinazione

la nostra lingua è binaria
come stelle che bruciano
tenendosi a distanza 
perpetua, attorno al loro
centro di massa 
una primaria, l’altra compagna
parità falsa e promessa d’aria fritta
sul calore dei nostri corpi

la nostra lingua è binaria
come due sono i testicoli
due sono i capezzoli
due le certezze di chi insiste
sul fatto che un solo asterisco 
ci porti all’implosione
della lingua della specie della parità
mai raggiunta di nuove teorie
sopraggiunte su complotti 
di identità in sostituzione
senza la considerazione della nostra
di noi che siamo più di due, di tre
di sette fasce luminose ed altre due ancora

ed è solo ora che chiediamo
di essere più che fratelli
più che sorelle
più che solo un numero
o almeno un nome
perché di binario
fino ad ora sulla lingua di chi
non teme spettri tranne il nostro
esistono solo uno e zero
un noi e loro che ci cancella
e divide e deride e sorride
con lingua biforcuta

la nostra lingua è binaria
perché quello che conta
è arrivare da uno a due;
il tre, no – quello che segue
nemmeno, come un treno 
su un tracciato senza stazione
di partenza o di arrivo
ma solo ritardi
coincidenza? io non credo

senti comunque il vapore che sbuffa
e il treno che fischia
lanciato fuori da binari
imposti e supposti
risultati straordinari
di chi la lingua la vive
come argento che sprinta
locomotiva che avanza
per cuore una stella che avvampa

e stavolta, nessuna destinazione
casomai due

媽媽, di Marlene Min-ling Liao

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Metronomo di coltello su tagliere
un coro di rumori

gli occhi mi si riempiono
mentre lei continua senza una lacrima

in fondo al corridoio, odori pungenti
ci sorpassano

lei ronza e borbotta
muovendosi al ritmo suo

un gorgoglio ci scappa dallo stomaco

accogliamo al suo posto dolcezza
ci abbuffiamo col naso
mentre la ammiriamo

oggi
ne copio i suoni
cercando di ricreare gli odori

gli occhi mi si riempiono
e mi fermo

il frigo ronza
e fa eco nella stanza
toccando ogni pezzo di estraneità

non c’è spettacolo qui
il calore portato via
da distanze e tempo

[tradotto con permesso dall’originale inglese di Marlene Min-ling Liao, su Ricepaper]

Un secolo, più o meno

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Un uomo intraprende un viaggio, una donna no.
Le betulle invece mormorano nel canto
di un uccello invisibile, la foresta recede incessante.

Essere soli e senza scopo: un seme
portato dal vento su pietre piatte stese
sulla riva remota. Testimone di notizie,

canti, mielina. Una delle nostre ultime è
una successione di costole distinte e vaste
in preda a collasso improvviso. Madre, scelta

non abbiamo. Madre, lui conta le nostre deboli ossa.

(Tradotto con permesso dall’originale inglese di Joan Naviyuk Kane)
#translationthurs

#GloPoWriMo 2018 25 – Radical chic

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A noi non servono mura o coperte
ma il vento che avanza
da un punto cardinale qualunque
e che avvolge, se ti sporgi lo senti
che porta il nome del torto fatto
del torto subito, di quello
che hai causato col tuo –
quindi stai dentro, che fa riscontro.
Il tuo ce l’hai, chiudi la porta no?

Gira e rigira, come cambia il vento
cambi verso e direzione
e te ne freghi che ogni azione conta.
Basta non freghino, amici o non,
quel mezzo rivoluzionario di locomozione
o peggio, la carrozzeria
che la proprietà non é mia
peró un minimo di rispetto
per quella privata dai
per diana per giove per bacco
anche se piove – governo ladro –
l’avevi appena lavata, di sicuro.
Levatevi di strada, pedoni e ciclisti,
che oggi girano male e hai fretta.

Ormai il tempo manca e fa fatica
hai solo due settimane e col vento
a questo modo che spesso soffia contro
noi che tentiamo di portare cambiamento
però anche il rispetto e la domenica è sacra
al mare ci devo andare che servono
le sabbiature a far passare lo stress,
che saranno anche ricchi ma rimangono
poveri, rimangono fuori, rimandiamoli a casa
e li aiutiamo là che qua c’è la roba mia.

se il vento poi si alza
basta a svelare quello che abbiam sepolto
nella sabbia, tra teste e piedi,
struzzi e stronzi di cane
lasciati da quei cani dei padroni
noncuranti né ambulanti
ma basta cambi il vento
e lo senti dove sono
il fuoco è quasi spento ma le braci
son pronte a bruciarti i piedi
– basta soffiare

 

#GloPoWriMo 2018 24 – Da dentro il frigorifero

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Cominciamo dalle basi:
C’era una volta, e sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di lui,
Quindi permettici di agghindarlo col battito del tuo cuore
Fa’ che sia una fine degna per i modi in cui muori

I modi in cui muori sono una miriade
(I modi in cui muori sono sempre una miriade)
La bomba, la lama, il proiettile che punteggia la vita contata per battiti

Vita contata per battiti
Battiti che segnano l’ampiezza delle sue spalle,
La curva del suo viso quando ha il tuo nome in bocca

Il tuo nome una donna diventata sussurro,
Preghiera, ambizione soffiata nella conca del suo orecchio in lutto,
Chino sulla causa del suo eroismo

L’eroismo è sempre stata la sua fine, come la morte è sempre stato il tuo
Perchè tu sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di quello che fai:
Villano fatto paladino, esperimento fatto uomo dalla pelle d’acciaio
Omicidio di donna fatto tramite per avventura d’eroe

Avventura d’eroe che filtra tra i battiti della tua vita fino all’amore per un uomo
Recipiente di un mezzo, supporto per un fine
La tua fine, la fine:
Il suo c’era una volta.

 

Originale inglese di Andrea Tang, ‘A View from Inside the Refrigerator’ su Uncanny Magazine 21

#GloPoWriMo 2018 21 – Pesca una carta

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all’inizio del turno
fai in modo di avere
più tempo per altri
progetti che non pensavi
di dover completare

a metà del turno
fai in modo di pensare
a quello che è passato
e a quello che ti rimane
addosso dopo il fatto

alla fine del turno
fai in modo di lasciare
meno tracce di quello
che volevi di quello che
avresti sperato un tempo

il turno in senso orario
non si ferma e in realtà
toccherà di nuovo a te

#nerdnights

#GloPoWriMo 2018 16 – Risposta

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‘A quando risale il suo cognome?’

Mi chiedi, spocchiosa ed arrogante
come solo una della tua età
con i tuoi genitori, in questa scuola,
sa raccogliere e concentrare in una sola frase.

Non pensi a quello che ti ho chiesto
alle istruzioni che ti ho dato
come agli altri non più di cinque minuti fa
é un passato troppo recente
non é quello che ti interessa perché non importa.

(Non pensi al rischio corso da chi
non come me ma ci siamo andati vicini
non come me ma tu non puoi saperlo
non ha modo di salire più di due
scalini nel condominio del proprio passato.)

Quindi, studente dodicenne
con la spocchia nella voce
e la voglia sotto i piedi
l’unica risposta che avrai da me
é questo pezzo che tu
se non per errore
– come gli esercizi che ti ho dato
d’altronde –
non leggerai mai.

yay, teaching