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te che non impari mai

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non hai mai imparato ad ascoltare le voci che non ti chiamano
preferisci dare retta ai post-it che portano il tuo nome
i titoli di libri canzoni bottiglie di shampoo che non usi più
scatolette con valori nutrizionali che fai finta di capire
di sapere se sono in linea con le tue credenze le tue scelte le tue
idee di educazione per poi passare ad un menù a troppa scelta
alla ricerca di qualcosa di nuovo (tanto poi scegli sempre margherita)

non hai mai imparato ad ascoltare le voci che non ti cercano
andare d’accordo con i messaggi e le notifiche sul tuo schermo
ti resta più facile più diretto più decisamente rivolto a te
che non devi installare nulla di nuovo per farle funzionare
e il supporto tecnico si può applicare su tutta la gamma
delle emozioni programmate che ti girano sullo sfondo
senza sfinire la batteria come l’ultima volta (clicca per la rece)

non imparerai mai rimasto senza un manuale o un video
che ti mostri come procedere una serie di istruzioni
che ti aiutino a distinguere cosa conta e cosa no cosa vale
e cosa no cosa importa veramente cosa cambia questa volta
cosa succede se ti ci applichi cosa succede se centri cosa c’entra
se manchi se ti manca se manca qualcosa alla fine all’arrivo
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Sale e pelle

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Come una semina che non dà frutto
tra sabbia tiepida e risacca rabbiosa
iniziano ad erigersi i ripari
per le grandi migrazioni estive
esili per scelta, puntuali, a scadenza.

Io vorrei solo sdraiarmi
sulla strada, a guardare le nuvole
che passano al di sopra dei palazzi,
fondermi con l’asfalto e le gomme
delle auto rimaste

evitare il canto degli insetti
che si crogiolano nelle vagonate
di sale, pelle e sudore umano,
calcolare le distanze tra sbucciature
e nei, creando una nuova mappatura

di percorsi ipotetici da svelare
non migrazioni ma tappe pigre
da tracciare con mani e dita,
a occhi socchiusi di pomeriggio, di sera,
di mattina mentre dormiamo ancora

sdraiati, sulla strada, la sabbia tra le dita
dei piedi, le nuvole che migrano pigre
che seminano tempeste e rabbia che sale.

Nota olfattiva

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Ti posso mandare il profumo
di pineta e ginepro, al posto di quello
del gelsomino sotto casa, tramite Whatsapp?
O è meglio Telegram, secondo te?
Se lo ripiego lungo la linea
tratteggiata costiera che
incontra i miei passi
mentre scorrono i giorni,
a tratti un po’ lenti, altri a corsa,
c’entra su un documento Open Office?

No, mi sa di no, mi sa che tocca
portarti qui, nello spazio fra un pino
e l’altro, con gli aghi sotto le piante
dei piedi e la sabbia che si attacca ai gomiti
e la salsedine che impiastriccia i tasti
e le lingue straniere salate e impastate
e il segnale che cala, lasciandoci a secco,
senza profumi, senza pineta, senza ginepro.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 20 – 420

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Se l’avessi scalato negli Stati Uniti
sarebbero stati quattrocentoventi metri
in quarantadue (più zero) minuti
fatti il quattro/venti.

Ma alla fine il progetto
è andato ai quattro venti;
troppo avventata forse
l’idea, troppo radicata
nel suolo ferroso
(elemento che comunque
si fonde intorno ai millequattrocentoventi
gradi Kelvin – le coincidenze)
delle catene intorno alle zone
di casa, ai prati di libri, in festa, in fiore,
d’estate, che coprono le montagne
che in realtà sono colline. Alte,
ma colline.

Meno male mi si concede
la licenza poetica.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 18 – Vrùm

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Non m’intendo tanto di auto
motori o macchine
ma c’è un attimo, una frazione
di pressione del destro sul pedale
che sale, nel piede, nella gamba,
cresce al ginocchio coscia anca
e anche i princìpi ammutoliscono
la musica va in sottofondo
lo sfondo si perde
in quell’attimo, in quel giro,
in quel peso spostato da lato
stinco polpaccio ditone
pressione su quel pedale.

(Andata/ritorno Prato-Pisa aeroporto. Macchina ‘nuova’ in autostrada. Vrùm.)

NaPoWriMo 2015 Day 16 – April suburb

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Flowerbeds around
where you chased footballs:
and now in the rubble
soiled flowers bloom to the dry breath
of springtime walls.
But in your eyes and in your voice
there is water,
coolness in your depths, rooted
beyond clods and seasons, in what
remains on the tops
damp snow:
and so you rush through every vein
and tell
that remote road still
and the wind
light over gigantic
blue chasms.

[Original Italian by Antonia Pozzi (1912-1938), ‘Periferia in aprile’.]

Balls

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***BREAKING NEWS***

After our World Cup crazed news reporters discovered a community of England residents who support another team, we have heard rumours of an even smaller group of people who do not support anyone. It appears, in fact, that they do ‘not care about football, especially not the World Cup’.

Our reporters have tried infiltrating this loose, non-organised group, but have so far not been able to find any significant representative, even though they have searched in pubs, bars, clubs, city squares, town squares, cinemas, gyms, student unions, or any other place that might have a screen (in case they miss a crucial mis-call on the referees behalf, you understand). So we’re not entirely sure who we’re quoting above.

We asked members of the public to comment on the discovery, and were met, understandably, with disbelief. ‘So what do they do every Sunday’, asks Sarah McFooty, ‘and every four years, over summer?’. Andy O’Soccer expressed concern that this group might pose a threat ‘to the sanctity of our nation and our boys. Our boys are out there on the field fighting for democracy, after all’.

Experts claim that the phenomenon can be relatively widespread, but ultimately harmless – until those affected sigh, mumble, mutter or express boredom in any way. Strong reactions may increase in case of trying to justify their stance by referring to social or ethical concerns, or some other poor excuse.

More on this as it develo– OH COME ON, THAT WAS BLATANTLY A FOUL.

NaPoWriMo Day 24 – Paris Sleeps

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Paris sleeps. A giant silence
climbs down to occupy every crack
between tile and brick. Cats and birds
are quiet. I keep watch.

August without claxon. I survive
alone, maybe. I hold in my arms
like Sainte Geneviève my city
peeking out of the cape, in a corner of the painting.

[Original Italian by Maria Luisa Spaziani, ‘Parigi dorme’.]

NaPoWriMo Day 15 – Paralleli

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Ho camminato lungo il fiume, oggi.
L’ho tenuto sulla destra
a distanza di un braccio
e l’ho seguito, in silenzio.
Non ci ho parlato; d’altronde
uno è fiume e l’altro è uomo
una è acqua e l’altra è carne
uno è sassi e l’altro è ossa.

Con le dita ne ho seguito
il corso, tracciando il colle
al di là dell’altra riva,
percorrendo con lo sguardo
la vecchia giovinezza
della cima smussata;
ho sorriso, e mi sono passato
la mano fra i capelli.

Non ho camminato a lungo
non ne avevo il tempo.
Non l’ho seguito fino in fondo
non sono partito alla sorgente.
L’ho lasciato correre
tranquillo nel suo letto,
il fiume verso destra
io nel senso opposto
tornando verso casa.