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Entanglement, di Jane Hirshfield

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Un bibliotecario a Calcutta e un entomologo a Praga
firmano le loro illecite mail notturne,
‘ton entanglée.’

Nessuno sa spiegarlo.
La strana attrazione tra border collie e pecora,
foglia e vento, due elettroni distanti.

Considera, anche, la questione di una gara equestre.
Ognuno grida più forte per il proprio cavallo,
sicuri che nella crescente confusione
oltre la frusta, oltre il fango,
il cavallo sentirà il proprio nome nel suo orecchio accelerato.

Il desiderio è differente:
il desiderio è il momento prima della partenza.

Un elettrone ha mai rifiutato
l’invito a cambiare direzione,
inviato in una busta sconosciuta, con un anello sconosciuto?

Una storia raccontata spesso: dopo la lezione, la vedova
insiste che l’universo si poggia sulla schiena di una tartaruga.
E dove, il fisico
chiede, si poggia la tartaruga?

Molto furbo, giovanotto, risponde, molto furbo,
ma è tutto tartarughe fino in fondo.

E quindi una donna in Beijing compra per il suo amore,
che pratica geometria tartarugata a Boston, un gingillo
di metallo da una bancarella ad un mercato notturno.

Sulla schiena di una tartaruga, a riposo sul guscio,
una tartaruga.
Dentro il guscio verdognolo, un’altra, più piccola.

 

[Originale in inglese di Jane Hirshfield.]

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#GloPoWriMo 2017 30 – ho sempre amato i denti di leone

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amato quei fiori testardi
che spuntano in posti che volentieri
ignoreremmo, come tra le crepe
dei marciapiedi e su giardini
che conoscono l’importanza di
ospiti improvvisi. Sempre
amato come mi si sfregano contro
le caviglie con le facce piene
di sole, e come, con l’età,
imparino a volare ed esaudire
desideri. Forse possiamo tutti
diventare angeli un giorno. Forse
possiamo fiorire nei posti che non
ci accolgono. Forse ti amerò
per sempre perché io ti ho
sempre amato, il fiore che
spinge tra terra e rovine
e chiama i semi rimasti
a dormire: ‘Forza! C’è
spazio per tutti. Rendiamo
questo posto bellissimo. Possiamo
rendere questo posto bellissimo.’

[Originale in inglese di Emily Chou, ‘I have always loved dandelions’]

#GloPoWriMo 2017 26 – fantascienza

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Una donna androide arriva alla città di frontiera.
È una delle migliaia che acciottola questa strada
tra le stelle, in cui assortimenti vari e servizi
sono venduti a caravanserais e carri coperti.

Le strade sono silenziose oggi, il casello ricorda
l’Arc de Triomphe. Lei pesta una sfinge,
i cinegiornali hanno già conquistato
i cine-ologrammi. I bassi della sigla

le rullano sui timpani, ma lei pensa
alla donna color lavanda, la sua quota vendite,
il tipo giusto di frutta da comprare alle figlie,

tre in tutto, giocano con le bambole, climatizzate,
destinate a fini epiche. E gli ingranaggi della sua mente
si spostano ed io sto guardando il mio amore che balla
senza camicia sotto l’acqua di una stella lontana chiamata New Jersey.

[Originale in inglese di Ng Yi-Sheng, ‘Science Fiction’]

#GloPoWriMo 2017 13 – Questo è quello che vorrei mi dicessero

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C’è un mondo oltre questo mondo su cui ti devi sintonizzare.
Trova l’universo come un segnale readio.
Innamorati dell’interferenza statica.
Ispira e sii ispirata e capisci che è solo umano amare così tanti insieme.
Amati.
Mi ci è voluto tanto tempo, ma è una delle cose più importanti che nessuno mi hai mai insegnato tranne me.
Dimenticati del peso che devi perdere e della pelle che non ci sta intorno alle ossa in modi in cui vuoi che stia.
Non lasciare che sia il tuo corpo a dettare di cosa è fatto il cuore.
Lascia entrare il mondo e prima o poi tutti vedranno l’oceano che scorre da te.
Camminerai per strada e qualcuno ti scambierà per il cielo.
Sei bella perché ti permetti di sentire, ed è una cosa veramente coraggiosa.
Stima la compagnia di essere soli.
Pensa alla solitudine come ad un’altra amica che puoi tenere per mano al buio.
Non devi aver paura quando anche la notte ha troppa paura per rincorrersi la coda.
Hai le ali tagliate e cicatrici da quando ti hanno detto che eri troppo giovane e troppo umana e troppo debole per tentare di scalare la troposfera ad occhi chiusi, ma tu sei nata dalla terra e sei nata da un’onda di amore di tua madre e finirai da qualche parte in un orizzonte tra le due.
Una bambina di nove anni mi ha scritto per Natale dicendo ‘Non ti conosco, ma mi hanno detto che sei bella e gentile e meravigliosa e non lo metto in dubbio per un secondo’.
Quando è stata l’ultima volta che hai scritto ad una sconosciuta?
Ama chi non hai mai visto.
The intangibilità sono un’altra ragione per cui mi innamoro così facilmente.
Tocca una persona senza toccarle e ti ricorderanno più a lungo che se le tocchi con le dita sulla gamba una sera in un locale malfamato.
Lasciati ai piaceri carnali e il sapore di frutta matura di avere diciotto anni e innamorata con la promessa degli addii, ma ricordati che cercherai sempre qualcuno a cui poter dire ciao, ciao, ciao senza aver paura che la porta si chiuda dietro di loro per l’ultima volta.
Ama e sii amata.
Siamo tutti umani.
Tieni tua zia tra le braccia mentre piange nel cortile d’ingresso.
Non lasciare che tuo padre vada da solo a vedere il film che voleva vedere con te.
Tutto si ritrova in quanto vedi, quanto senti, quanto leghi le corde del tuo cuore intorno ad altri.
Attenta.
C’è un mondo oltre la tua finestra dove il vento tintinna il tuo nome meglio di te.
Innamorati così spesso che non ti ricordi dove hai lasciato il cuore.
Lasciami tenerti in bocca e stravolgerti i sensi.
Ricordati che sei solo umana.
Ricorda: non sei la pelle nella quale sei nata, ma qualcosa dieci volte di più, qualcosa mille leghe più profonda.

[Originale in inglese di Shinji Moon, ‘Here Is What I Wish They Said’]

#GloPoWriMo 2017 8 – in una capanna di bambù sulla riva di una spiaggia

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Lui le lesse ‘The Moor’ di Russell Banks.
Non fu la storia, anche se la storia è bella,
e non fu il modo in cui la lesse. L’accento
scozzese non riuscì a prendere gli americanismi.
I ‘sure’ e ‘yeah’ divennero parodie che
diedero ilarità ad una bellezza che non ne aveva bisogno.
Fu il fatto che lei si sdraiò con la sua testa
sul suo petto e lui sentì il rombo della propria
voce e una vibrazione di parole precedenti.
La storia che lesse finisce nella neve, e loro
rimangono immobili, ma cosa fare? Quanto possono
rimanere lì? Allore lui traccia disegni sulla
pelle di lei con le dita. E i disegni divennero
cerchi e i cerchi divennero parole e
queste azioni hanno la tendenza a progredire.
Le sollevò la maglietta oltre le spalle e
sappiamo tutti il resto. Ci sono corpi di ogni tipo.
Se siete fortunati troverete qualcuno la cui pelle
è una tela per la storia della vostra vita.
Scrivete bene. Prendetevi cura del battito sottostante.

[Originale in inglese di William Letford, ‘in a bamboo shack on the edge of a beach’]

#GloPoWriMo 2017 4 – brief dialogue concerning the naturalness of love

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“Can we fall in love please?”
“Did you just ask me if we can fall in love?”

“Yes, I think I just asked you that.”
“I think it should come naturally.”

“Like?”
“Like hunger, thirst, being born and death.”

“How about tears?”
“Yes, tears too.”

“Peeing?”
“Sure.”

“Rain, earthquakes, waves, clouds, the light of the sun?”
“Yes, just like rain, earthquakes, waves, clouds, the light of the sun.”

“So like a cat purring, then.”
“Yes, I think you’ve got it now.”

“Let’s give it a sec then, maybe it’ll happen.”
“Maybe it will.”

“Let’s hope so.”

[Original Italian by Guido Catalano, ‘Breve dialogo sulla naturalezza dell’amore’ in Ogni volta che mi baci muore un nazista.]

Come amare, di January Gill O’Neil

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Dopo aver rimesso piede al mondo,
c’è la questione di come amare,
come coprirsi per la mattina gelata –
lo scricchiolare dell’erba di ghiaccio sotto i piedi, lo stridio
di tergicristalli freddi sul parabrezza –
e convertire il tempo in distanza.

Che canzone cantare sulla strada vuota
mentre inizi la tua mattina da pendolare?
E c’è abbastanza in te da vedere, vedere davvero,
i tre tacchini selvatici attraversare la strada
le teste spiumate e gambe come trampoli
alla ricerca di un pasto? Niente da fare
tranne sistemarsi, aspettare che siano salvi dall’altro lato.

Mentre tentenanno via, ti chiedi se vogliano
essere stupiti di nuovo nel mondo. Forse lo vuoi anche te,
aspettando che tutto questo faccia strada all’amore,
guardare negli occhi di un altro e sentire qualcosa –
il piacere di un nuovo amante nella notte ancora intera,
le tue ali ripiegate su di lui, dall’altro lato
di questo gennaio lacero, come alla fine di un lungo sonno.

[Originale in inglese di January Gill O’Neil, ‘How to Love’]

Ricreazione, di Audre Lorde

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Venire insieme
è più facile da lavorare
dopo che i nostri corpi
si trovano
carta e penna
né preoccupazione né profitto
se scriviamo o meno
ma come si muove il tuo corpo
sotto alle mie mani
carico e in attesa
spezziamo la catena
mi crei contro le tue cosce
collinosa con scenari
che si muovono nei nostri paesi di parole
il mio corpo
scrive nella tua carne
la poesia
che fai di me.

Toccandoti afferro la mezzanotte
e la luna mi accende un fuoco in gola
ti amo da carne a fioritura
ti ho creata
e ti prendo creata
dentro di me.

[Originale in inglese di Audre Lorde, ‘Recreation’]

Il cuore è una terra straniera, di Rangi McNeil

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La nostra è lingua parziale e in parte pantomima
in parte sudicia supposizione: speculazione adulterata
in significato & motivazione.

Tradotto, cuore indica un congegno familiare,
universale ma la composizione chimica varia –
anche a componenti solite e non fuori dal comune.

Il mondo non ci deve niente. Ci promette anche meno.
Chiamala: libertà. Libero arbitrio. O mercoledì.

[Originale in inglese di Rangi McNeil, ‘The Heart is a Foreign Country’]

Sulla dissidenza, di Joanne Leow

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La rete che preme contro
la tua pelle,
fatta di fibre sottili d’acciaio
che lasciano un’impronta solo
quando ti ci spingi contro.

Abbiamo passato buona parte delle nostre
vite senza sapere della sua esistenza.

Se lavorassi in silenzio con un taglierino su
questo lato della rete
per creare un’apertura minuscola
non penso riuscirei
a districartene fuori.

Ho lasciato persone anch’io.

Quello che mi rimane è di infilare piccoli
pezzi di carta piegati attraverso
i buchi nella rete.
Ripiego ogni missiva, ne spingo
una serie dall’altra parte.

Si leggono come frammenti
sconnessi. Forse li prenderai
uno ad uno, li poserai
a terra, piatti, li riordinerai
in modi che hanno
senso per te.

Posso solo ricordarti
che io mi ricordo. Che
aspiro alla precisione,
anzi, alla verità.

Da questo lato, la rete luccica.

[Originale in inglese di Joanne Leow, ‘On Dissidence’.]