Tag Archives: napowrimo 2016

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 18 – Vrùm

Standard

Non m’intendo tanto di auto
motori o macchine
ma c’è un attimo, una frazione
di pressione del destro sul pedale
che sale, nel piede, nella gamba,
cresce al ginocchio coscia anca
e anche i princìpi ammutoliscono
la musica va in sottofondo
lo sfondo si perde
in quell’attimo, in quel giro,
in quel peso spostato da lato
stinco polpaccio ditone
pressione su quel pedale.

(Andata/ritorno Prato-Pisa aeroporto. Macchina ‘nuova’ in autostrada. Vrùm.)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 17 – Soré

Standard

Ci son voluti anni per mettersi
in pari, tra principi e grattacapi
rosticciana e vino da un lato del tavolo
acqua e couscous dall’altro –
spinaci al centro, compromesso facile.

Ci son voluti anni per ricordarsi
dei morsi sulla schiena,
delle portiere sull’occhio,
delle altalene nel mento
con una risata o due, anche scettica.

Ci son voluti anni per trovarsi
a distanza, da un paese a un paese ad
un altro ancora, sempre di scambio econ qualche cambiamento necessario
da entrambe le parti.

Ci son voluti anni per capire
che le frasi da dire son poche
alla fine. Mm-hm. La macchina ti serve?
Skype? Andiamo a correre! Mah.
Famose ‘n serfi.

Ci son voluti anni.

 

IMG_20160417_183703_zpsejbxaqnh

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 16 – Indice

Standard

Aeroporto, lo vidi per la prima volta in

Bar, è solito far colazione al

Come, non tanto il perché quanto il

Disse, mi stupì il modo in cui lo

Estero, non avevano giurisdizione una volta all’

Follia, dubito sia stato un attimo di

Gioia, non stava esattamente esultando per la

Hhhhk, sentii un suono strangolato, tipo

Insensata, non mi aveva convinto questa mossa

Lugubre, come locale mi sembrava un po’

Male, come si fa a volergli del

Notte, vorrei iniziare la scena di

Orrori, ne aveva visti di

Perdonare, era la migliore di noi a

Quanto, era rimasto lì chissà da

Resti, ne trovarono solo i

Saluto, trovai solo il tempo per un

Tabarro, chi indossa ormai il

Untore, grida di “Dagli all’

Vizi, ma di sicuro aveva pochi

Zona, rimasero appostati in

 

(Suggerimento da Napowrimo.net 12, poesia creata inventando un indice per una storia non esattamente esistente.
Assist di Thomas Brendler.)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 15 2016 – Io? Doppio

Standard

Due righe, non di più.

Doppio passaporto,
doppia lingua, doppia voce,
doppi sensi, doppler test
fatto da più giovane.

Due volte straniero:
Inglese in casa, Italiano all’estero.
Doppietta, perso – in trasferta.
Due volte.

Lo sdoppiamento mi
perseguita, senza scadenza
in turbe adolescenziali.
Doppi fini? Dopo, prima
servono due giri, di corsa,
senza il doping.
Doppiaggio? Meglio i sottotitoli
almeno uso la doppia vista,
doppio impegno, me la godo
due volte tanto.

Bravi. Bello. Bis.

(Breve, rapida, di recupero, con lo spunto di NaPoWriMo.net.)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 4 – Vibrazioni

Standard

Notifica – cronaca.
Esploso centro di telefonia:
non hanno retto i giga, robot rimasti
sotto shock – mancano emozioni.

Notifica – sport.
Poco importa! La squadra avanza
sull’io perdente, tre punti in più al Loto,
acquisto rivelazione passa all’ala… tiro…

Notifica – cronaca.
…gola riempita da frana, dispersi
due dodo pensati ormai evacuati
da reincarnazioni precedenti. Alberi cerulei.

Notifica – PUBBLICITA’
Clicca qua per la risata del giorno!
Scarica la App! Nirvana garantito!

Notifica – cronaca.
Impallidiscono i vicini,
sorti nel pomeriggio tre nuovi
incendi. Illuminazione negativa.

Notifica – politica.
Positiva la risposta delle alte cariche,
trovata una possibile Via di Mezzo.
Rimasta inascoltata la Voce.

Notifica – sport.
Fischio. Pareggio. Equilibrio.
Non avanza nessuno, nessuno retrocede –
ci ritroviamo settimana prossima. Namasté.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 3 – Caro mio

Standard

Parliamone. Lo sai te e lo so io
che in realtà non si tratta
proprio di ammirazione –
diciamo che ci tolleriamo a vicenda.

Come vogliamo andare avanti
quindi? Non voglio, a dire il vero,
dover cambiare per compiacerti
dover cambiarti per piacermi

i compromessi sembra
non valgano a nulla
perché gira e rigira ci troviamo
sempre qua, uno davanti all’altro
a squadrarsi, soppesarsi, sospirare.

Torsioni, torti e storture
in realtà fuori dai margini,
lo sappiamo entrambi,
ma che ci incolpano lo stesso.

Non siamo solo grezza materia ma
vorrei anche sperare che a studiarsi
meglio, si impari ad apprezzarla
comunque, ciò che hai davanti –
di nuovo, ancora, finalmente.

Come lettera è breve, lo ammetto.
ma in realtà è solo una richesta,
tête-à-tête, vis-à-vis, occhi negli occhi:
non riflettere troppo. E se lo fai,
che sia con sincera onestà.

(Prompt: Fan letter, via NaPoWriMo.net)

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 2 – Qualcun*

Standard

Qualcuno era femminista perché era vissuto fuori dall’Italia.
Qualcuno era femminista perché la nonna, la zia, la sorella… il babbo no.
Qualcuno era femminista perché vedeva la prima generazione, la seconda, la terza e ancora qualcosa mancava.
Qualcuno era femminista perché si sentiva solo, ma non aveva paura.
Qualcuno era femminista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era femminista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutt*.
Qualcuno era femminista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era femminista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era femminista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era femminista perché prima era sessista.
Qualcuno era femminista perché aveva capito che la terza generazione andava piano ma lontano.
Qualcuno era femminista perché Sibilla Aleramo era una brava persona.
Qualcuno era femminista perché Berlusconi non era una brava persona.
Qualcuno era femminista perché era maschio ma non macho.
Qualcuno era femminista perché beveva (non proprio) e si comportava come una persona normale.
Qualcuno era femminista perché era così ateo che aveva bisogno di una morale.
Qualcuno era femminista perché era talmente affascinato che voleva essere un* di loro.
Qualcuno era femminista perché non ne poteva più del qualunquismo.
Qualcuno era femminista perché voleva un’uguaglianza seria, vera.
Qualcuno era femminista perché la patriarchia i diritti la lotta. Facile no?
Qualcuno era femminista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era femminista perché gli slogan non bastavano più.
Qualcuno era femminista e confondeva a suo padre.
Qualcuno era femminista perché guardava sempre oltre.
Qualcuno era femminista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era femminista perché voleva pareggiare tutto.
Qualcuno era femminista perché conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era femminista perché aveva capito che l’“intersezionalismo” è l’unico modo.
Qualcuno era femminista perché era convinto d’avere dietro di sé amici e compagni.
Qualcuno era femminista perché era meno femminista di altri.
Qualcuno era femminista perché c’era il grande movimento femminista.
Qualcuno era femminista nonostante ci fossero altri movimenti femministi.
Qualcuno era femminista perché c’era bisogno di meglio.
Qualcuno era femminista perché abbiamo il peggior tipo di parità d’Europa.
Qualcuno era femminista perché lo status peggio che da noi …oddio.
Qualcuno era femminista perché non ne poteva più di migliaia d’anni di uomini viscidi e ruffiani.
Qualcuno era femminista perché gli stupri, l’aborto, gli uteri in affitto, le quote rosa, il Berlusconismo, Miss Italia, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era femminista perché chi era contro era femminista.
Qualcuno era femminista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare ‘tradizione’.
Qualcuno credeva di essere femminista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era femminista perché sognava una libertà e una parità diversa.
Qualcuno era femminista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche altr*.
Qualcuno era femminista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era femminista perché con accanto questo slancio ognun* era come più di se stess*, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molt* avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come delle gru ipotetiche.

E ora? Di nuovo, ora ci si sente come in due: da una parte l’umano inserit* che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra la gru, che vola contro il cielo, contro il sole, contro la tempesta.

Stavolta, niente miseria.

(Niente spunto, ma ringraziamenti a Gaber. Certe risposte a volte cambiano, ma il simbolo rimane.)
nlis