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#GloPoWriMo 2017 12 – decostruzione

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ore 17.15, pomeriggio, caldo
garage, fresco, ancora umido
bicicletta, catenaccio, lucchetto
chiavi, cancello, salita
pedale, ruota, pista ciclabile
discesa, risalita, curva
vento, moscerini, occhiali da sole
uomo con aquilone, coppia con cane
coppia con cane, amici con pizza
cane senza coppia, lingue su gelato
gomma, strada, auto che non si ferma
pedale, pedale, piede, asfalto
stradina, muri gialli, tavolino
gelato, gelato, gelato, pizza
cane, cane, bicicletta, palazzo
angolo, bicicletta, cane, gelato
auto, auto, auto, pedone, gatto
strada, strisce, frenata, piede
catenaccio, bicicletta, lucchetto
caldo, pomeriggio, ore 17.30

Dagli angoli

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Cominciai a scriverti partendo dall’angolo.
Prima ancora delle piante dei piedi stanche, le dita
delle mani stufate sui tavoli da pulire,
i contorni delle occhiate attente ai clienti fuori,
prima ancora partii dallo spigolo del tavolo
a cui ero seduto, bicchiere di tè verde da un lato,
portatile aperto dall’altro, barra intermittente
che mi giudicava per essermi distratto,
di nuovo, dal paragrafo a cui avrei dovuto lavorare.
Levigato, angolo smussato di quasi legno
dalle linee troppo precise per essere naturale,
e decisamente non da pulire, non questo, non ancora.
Quindi tornai a te, a scrivere di come sorridevi
anche nella stanchezza e nell’offesa, una virgola
su come i capelli ti scendevano sulle guance
mentre preparavi la lavastoviglie,
di come ballavi, ancora, al tempo della musica
ripetuta dall’apertura del bar ad ora.
Con leggerezza, anche sotto al vassoio
ricolmo di tazzine, tra un tavolo e l’altro.
E di come sospiri, di nascosto
quando accendi la macchina del caffé
che nessuno può sentire, che nessuno può vedere
l’espressione che fai, mentre nell’angolo accanto al mio
giocano a backgammon, leggono il giornale,
e la tastiera davanti a me torna a ticchettare,
a sospirare anche io, mentre metto un punto
fuori posto, per ora, per tornarci un’altra volta.