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Preghiera per un neo dannato, di Ocean Vuong

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Padre carissimo, perdonami perché ho visto.
Dietro al recinto di legno, un campo illuminato
d’estate, un uomo che preme una lama
contro la gola di un altro. Acciaio in luce
su collo lucido e liscio. Perdonami
per non averTi chiamato. Per aver pensato:
è così che ogni preghiera
inizia – le parole Ti prego che spaccano
il vento in frammenti, in ciò che
un bambino sente nel suo bisogno di sapere
come il dolore benedice il corpo
al suo peccatore. L’ora improvvisamente
immobile. L’uomo genuflesso, le sue labbra
contro stivali neri mentre le parole versate
dalla sua bocca come rosari
si infrangono per i troppi
Padre. È sbagliato amare
quegli occhi, vedere qualcosa di così
limpido e blu – implorare di restare
limpido e blu? La mia guancia si è contratta
quando il buio è fiorito dal suo inguine
e colato nella polvere ocra? Padre,
la lama non tarda a diventare
Te. Ma lasciami ricominciare: C’è un bambino
in ginocchio in una casa con le porte calciate
aperte all’estate. C’è una domanda che gli corrode
la lingua. C’è una lama che tocca
il Tuo nome incastrato in gola.
Padre carissimo, cosa succede al bambino
non più un bambino? Ti prego
cosa succede al pastore
quando le pecore sono cannibali?

[Originale in inglese di Ocean Vuong, ‘Prayer for the newly damned’]

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Safia Elhillo

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

autoritratto in caso di sparizione

ho paura che tutti siano morti & non ha messo posto
il mondo questo doveva essere l’aldilà
dei paesi in fiamme che le nostre madri
si sono lasciate alle spalle
ragazze con padri fuggiti o spariti
sorelle di ragazzi scuri segnati a morte
& i nostri
corpi velati & messi in fila su tappeti da preghiera
spariamo anche noi & chi ci piange chi
cade nel vuoto che lasciamo nel mondo

Essex Hemphill

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Cordon nero

Bevo champagne la mattina presto
invece di uscire di casa
con un M16 e senza meta.

Muoio due volte più in fretta
di un qualsiasi altro Statunitense
tra i diciotto e i trentacinque.

Questo mi disturba
ma non lo do a vedere in pubblico.
Ogni mattina che apro gli occhi è un miracolo.
La benedizione di aprirli
è momentanea ogni giorno
potrei essere fatto fuori.
Potrei saltare.
Potrei dimenticarmi di stare attento.
Anche i miei fratelli, cacciati, mi cacciano.
Sono l’unico a curarsi di me
e a volte non me ne frega niente.
La mia vita sentimentale potrebbe uccidermi.
Ogni giorno scelgo tra violenza
e comportamento che salva ogni vita
tranne la mia.

Non oltrepasso.
E’ ora che qualcun altro venga a me
non con accondiscendenza fisica,
sessuale, o tanto per ridere.
Sono stufo di essere una specie in via d’estinzione,
stufo d’essere una maledetta statistica.
Ma che scelta ho?
Potrei partire senza intenzione
di tornare a casa stasera.
Potrei darmi alla follia in centro
e scatenare l’inferno su un tetto col mitra.
Potrei vivere per un attimo soltanto
sul notiziario delle sei,
o potrei mascherarmi ancora una volta
per apparire nelle camere di commercio
e sogni americani.

Muoio due volte più in fretta
di ogni altro americano.
E mi verso un bicchiere di champagne,
lo taglio con una goccia di succo d’arancia.
Dopo aver ingoiato il valium,
la mia festa privata
per essere ancora vivo stamattina,
lascio il mio rifugio.
Mi guardo la vita senza scusarmi.
I miei problemi sono poche cose
e personali.

Gwendolyn Brooks

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Ultima quartina dalla ballata di Emmett Till – Gwendolyn Brooks

(dopo l’assassinio
dopo il funerale)

La madre di Emmett ha un visino perfetto;
del colore del toffee tirato.
Siede in una stanza rossa
mentre beve caffè nero.
Bacia suo figlio ucciso.
E si scusa.
Caos di grigi ventosi
su una prateria rossa.

Audre Lorde

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Litania per sopravvivere – Audre Lorde

Per quelli di noi che vivono sull’orlo
in piedi sempre sul ciglio di una decisione
cruciale e solitaria
per quelli di noi che non possono permettersi
il sogno sfuggente di una scelta
che amano sulle soglie trafficate
nelle ore che precedono albe
scrutando all’interno e all’esterno
al contempo prima e dopo
cercando un presente pregno
di futuro
come pane nelle bocche dei nostri figli
che i loro sogni non riflettano
la morte dei nostri:

Per quelli di noi
segnati dal terrore
come una linea lieve al centro della fronte
imparando ad aver paura col latte di nostra madre
che per questa arma
questa illusione di una salvezza da trovare
la speranza dai piedi di piombo che ci silenzia
Per tutti noi
questo istante e questo trionfo
Non era nei piani sopravvivere.

E quando sorge il sole abbiamo paura
potrebbe non restare
quando tramonta il sole abbiamo paura
potrebbe non sorgere domani
quando lo stomaco è pieno abbiamo paura
di un’indigestione
quando lo stomaco è vuoto abbiamo paura
di non poterlo più riempire
quando siamo amati abbiamo paura
che l’amore svanisca
quando siamo soli abbiamo paura
che l’amore non torni
e quando parliamo abbiamo paura
che le nostre parole non siano ascoltate
né le benvenute
ma quando non parliamo
abbiamo comunque paura

Quindi è meglio parlare
ricordandoci che
non era nei piani sopravvivere.