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#GloPoWriMo 2017 25 – liberamente

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questo è l’indice
che accusa l’ingiustizia
questo è il medio
in viso a chi versa odio
questo l’anulare
che sposa cuore e voce
questo è il mignolo
ricordo che basta poco
questo è il pollice
che condanna o approva

questa è la piega
come lo sono questa
e quest’altra
questo è il pugno
che ne risulta
che non mira a violenza
ma anche oggi
come ieri
come sempre
con decisione
si alza resiste grida

Dovrei, di Franny Choi

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A dire il vero dovrei essere gentile con i bianchi
che mi sorridono per strada, che mi lasciano
entrare nelle loro riviste & scuole,
che mi prestano i figli per insegnargli.

Dovrei rispondere col sorriso all’uomo che mi chiama
bellissima. È una parola più cortese di erezione
anche se meno precisa. Facciamo tutti sacrifici
per tenerci gente intorno. Allora quando

la donna bianca si inchina, dovrei almeno
apprezzare lo sforzo, invece di lasciarne il sapore
marcirmi in bocca, yogurt acido,
latte & limone nella stessa tazza di tè.

& quando skinhead & cravatte sciamano
a chiamare la mia bocca troppo tagliente, troppo manuale,
troppo strillante & sirena & di sbieco, dovrei
apprezzare il riscontro, parlare propriamente,

lasciarmi lo sputo in guancia fino a renderlo un bagno
caldo per lenire tutta la brava gente che ho accusato
di lasciar fare alle loro mani il lavoro degli schiavisti
& ladri da cui discendiamo. Dovrei guastarmi,

arricciarmi, cullarli & dirgli che si meritano
tutte le loro spoglie. Che non devono niente al mondo
tranne la conquista. Che mi scuso per averli fatti
sentire a disagio. Mi scuso, cioè, per essere stata

arredamento disubbidiente. Dovrei scusarmi
per prendere tanto spazio quanto un uomo, oggi.
Per ridere troppo forte. Per camminare come se
volessi vivere. Per darmi un nome

al di là di una griglia turni & carne.
Per indossare pugnali alla festa. Per indossare
la mia sola, brutta faccia. Per cantare. Per cucinarmi
un pasto caldo. Per mangiarne ogni morso.

[Originale in inglese di Franny Choi, ‘Should’]

Fascismo: a volte temo…, di Michael Rosen

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A volte temo che
la gente pensi che il fascismo arrivi agghindato
indossato da grotteschi e mostri
come una recita interminabile di Nazisti.

Il fascismo arriva come un amico.
Ti ridà il tuo onore,
ti fa sentire orgoglioso,
ti protegge la casa,
ti dà un lavoro,
ti pulisce il quartiere,
ti ricorda quanto valevi allora,
sloggia i corrotti e i venali,
rimuove tutto quello che senti diverso da te…

Non entra in casa dicendo,
‘Il nostro programma include milizie, carcere di massa, deportazione, guerra e persecuzione’.

[Originale in inglese di Michael Rosen, ‘Fascism: Sometimes I fear…’]

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 4 – Vibrazioni

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Notifica – cronaca.
Esploso centro di telefonia:
non hanno retto i giga, robot rimasti
sotto shock – mancano emozioni.

Notifica – sport.
Poco importa! La squadra avanza
sull’io perdente, tre punti in più al Loto,
acquisto rivelazione passa all’ala… tiro…

Notifica – cronaca.
…gola riempita da frana, dispersi
due dodo pensati ormai evacuati
da reincarnazioni precedenti. Alberi cerulei.

Notifica – PUBBLICITA’
Clicca qua per la risata del giorno!
Scarica la App! Nirvana garantito!

Notifica – cronaca.
Impallidiscono i vicini,
sorti nel pomeriggio tre nuovi
incendi. Illuminazione negativa.

Notifica – politica.
Positiva la risposta delle alte cariche,
trovata una possibile Via di Mezzo.
Rimasta inascoltata la Voce.

Notifica – sport.
Fischio. Pareggio. Equilibrio.
Non avanza nessuno, nessuno retrocede –
ci ritroviamo settimana prossima. Namasté.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 2 – Qualcun*

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Qualcuno era femminista perché era vissuto fuori dall’Italia.
Qualcuno era femminista perché la nonna, la zia, la sorella… il babbo no.
Qualcuno era femminista perché vedeva la prima generazione, la seconda, la terza e ancora qualcosa mancava.
Qualcuno era femminista perché si sentiva solo, ma non aveva paura.
Qualcuno era femminista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era femminista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutt*.
Qualcuno era femminista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era femminista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era femminista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era femminista perché prima era sessista.
Qualcuno era femminista perché aveva capito che la terza generazione andava piano ma lontano.
Qualcuno era femminista perché Sibilla Aleramo era una brava persona.
Qualcuno era femminista perché Berlusconi non era una brava persona.
Qualcuno era femminista perché era maschio ma non macho.
Qualcuno era femminista perché beveva (non proprio) e si comportava come una persona normale.
Qualcuno era femminista perché era così ateo che aveva bisogno di una morale.
Qualcuno era femminista perché era talmente affascinato che voleva essere un* di loro.
Qualcuno era femminista perché non ne poteva più del qualunquismo.
Qualcuno era femminista perché voleva un’uguaglianza seria, vera.
Qualcuno era femminista perché la patriarchia i diritti la lotta. Facile no?
Qualcuno era femminista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era femminista perché gli slogan non bastavano più.
Qualcuno era femminista e confondeva a suo padre.
Qualcuno era femminista perché guardava sempre oltre.
Qualcuno era femminista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era femminista perché voleva pareggiare tutto.
Qualcuno era femminista perché conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era femminista perché aveva capito che l’“intersezionalismo” è l’unico modo.
Qualcuno era femminista perché era convinto d’avere dietro di sé amici e compagni.
Qualcuno era femminista perché era meno femminista di altri.
Qualcuno era femminista perché c’era il grande movimento femminista.
Qualcuno era femminista nonostante ci fossero altri movimenti femministi.
Qualcuno era femminista perché c’era bisogno di meglio.
Qualcuno era femminista perché abbiamo il peggior tipo di parità d’Europa.
Qualcuno era femminista perché lo status peggio che da noi …oddio.
Qualcuno era femminista perché non ne poteva più di migliaia d’anni di uomini viscidi e ruffiani.
Qualcuno era femminista perché gli stupri, l’aborto, gli uteri in affitto, le quote rosa, il Berlusconismo, Miss Italia, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era femminista perché chi era contro era femminista.
Qualcuno era femminista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare ‘tradizione’.
Qualcuno credeva di essere femminista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era femminista perché sognava una libertà e una parità diversa.
Qualcuno era femminista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche altr*.
Qualcuno era femminista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era femminista perché con accanto questo slancio ognun* era come più di se stess*, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molt* avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come delle gru ipotetiche.

E ora? Di nuovo, ora ci si sente come in due: da una parte l’umano inserit* che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra la gru, che vola contro il cielo, contro il sole, contro la tempesta.

Stavolta, niente miseria.

(Niente spunto, ma ringraziamenti a Gaber. Certe risposte a volte cambiano, ma il simbolo rimane.)
nlis

Non è paese per astemi

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E’ un po’ che non ci vediamo
– va bene via
offritemi da bere
però vi chiedo il favore
di non insistere col vino
(e non vi chiedo scusa)
che preferisco di no.
Son scelte che si fanno
il danno è minimo
e di sicuro non vi tocca.

Sai quanti bicchieri in più
vi toccano poi.
A mente sciolta, lingua forse meno
ma le idee scorrono a fiumi
le parole seguono a ruota
e il cambiamento arriva.
Anzi, visto ci siete
e che io non ho sete

passatemi il verde –
c’è un muro da dipingere
da buttar giù e tirar su di nuovo.
E se non volete, astenetevi
come io che, astemio,

mi astengo dal bere
mi astengo dal fumo
mi astengo dalle droghe
mi astengo dalle carni
ma rimango partecipe
rimango connesso
allo stesso modo con la stessa
intensità di segnale.

Passami altro verde
che c’é da segnare dove va la X.
Dritti con le linee, anche a mano.
Dritti con la linea, finché non vien sete.
Se voi ci siete, io ci sono.
Se vi astenete, ci sono comunque.

Fossil Fool

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In the age of the son of Dick
dinosaurs roamed the earth again
funneled and shovelled into rooms of steel and of brick,
grooming in new taxes, fees and contributions
looming over tracks of grey grey grey…

In the age of the son of Dick
Shellfishness was on the rise
oil say – yeah, back to back
to the sound of beating drums
a black hum rising from
your interests – only green concern
is what you make when you burn.

In the age of the son of Dick
we fly our flags with pride
wear our badges, sound our voices
we have nothing to hide, Dave
and it’s not just ‘save the planet’:
We cry divest, divest, divest!
Do not feign interest, Dave
you’ve turned to fossil,
you look like a fool.
The solution? Divest.
Because we won’t rest tonight
we won’t rest tomorrow
we will burrow into your grey
with our orange – and we have no rhyme
but plenty of reasons.
We’re here to stay as long as we have to
as long as it takes, Dave,
until you say – we do different.

Partially improvised piece in occasion of the UEA Fossil Free 26-hour occupation. Read more about it here.

NaPoWriMo Day 25 – Una Mattina

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Ci sveglieremo, una mattina,
e non sentiremo più il bisogno
di spiegare, di sprecare fiato
parole, tempo, gioie e dolori
con chi non sa e non vuole
saperne d’ascoltare.

Non saremo piú legati ad un passato
sempre troppo presente,
non per negligenza, memorie offuscate,
politicanti o revisionismi,
ma perchè non più necessario.

Non saranno più importanti
nuovi o vecchi patriottismi;
niente paesi, niente confini,
niente odi, sberleffi, fischi,
pregiudizi ed illusioni;
verde, rosso, bianco, nero,
torneranno ad essere solo colori.

Non saranno solo coloro che adesso
non capiscono, o capiscono benissimo.
Ci sveglieremo, tutti, e saremo obsoleti.

Abbasseremo le braccia, apriremo le mani,
alzeremo gli occhi e ci lasceremo andare.
Una mattina. Ma non oggi, non ancora.