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#GloPoWriMo 2017 27 – untitled translation

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by Alex Valente
Original Italian by Nadia Campana (1954-1985), untitled from Verso la Mente

more of the living during the journey
many horizons for hours and hours
submerged in distance
between the canes and the holes
water turn to air
take the fall
use your lips

via UNTITLED — The Norwich Radical

#GloPoWriMo 2017 22 – stridulazione

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Cicindele, grilli, formiche di velluto, tutte
conoscono la frizione utile di parte su parte,
come strofinare ala su gamba, plettro su lima,
segna il territorio, evoca compagni. Come

un labbro sfregato su creste finemente dentate
risuona dolce come ago su vinile. Ma
a volte un corpo da solo è insufficiente.
Quindi il picchio sulla scossalina del camino

diventa la nostra sveglia mattutina. O
più tardi, rincasati, lo sfogliare del vento
che chiama a sé tra le foglie dello spino. Il tetto
inarca la schiena di lamiere per trovare la pioggia.

Il letto cigola dolce mentre mi giro su un fianco.
Che suono creerà il tuo corpo con il mio?

[Originale in inglese di Jessica Jacobs, ‘Stridulation Sonnet’]

#GloPoWriMo 2017 20 – being

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I have no harbour.
I am a land broken and burned.
I am not a a best resort, a nest.
I am a knot. Tight, alone.
I am an abandoned
place.
I am a spring without
gems.
Something to not love,
despite this sea of love.
I am to be forgotten:
a toy in the sun.
Beauty drowned and denied
I am.
Like a woman
to be hidden,
I am.

[Original Italian by Elisabetta Destasio, untitled, from upcoming collection La Ricerca.]

#GloPoWriMo 2017 18 – for no apparent reason

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sliding
down my scale
i lie if i say
that with effort
i thought of you
and remembered you

this sliding
is nothing more
than the lawful child
of my distraction
coupled
in betrayal
with your name
in the infinite wherever
where i buried
your neuron-recess

for no apparent reason

[Original Italian by Manuela Dago, ‘Senza Apparente Giustificazione’ in Poesie che non mi stavano da nessuna parte]

#GloPoWriMo 2017 6 – sanguino per voi

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Sento il mio corpo spezzarsi
e sanguinare per te
quando meno ce lo aspettiamo.
Nei momenti peggiori.
Sulle lenzuola nuove.
Come un sacrificio
per te, da me.
Vi sto donando il mio sangue vitale
figlie sconosciute, sorelle nel dolore
piegate in due, aggrovigliate dentro
legando insieme una storia
– di ormoni e di abusi
– di bagni pubblici e di carta igienica
– di esaurimento e di forza.
Sanguiniamo per furia, per resistere
sui vostri pavimenti di marmo
e poltrone parlamentari
nelle vostre strade igienizzate
dove ci tassate
ci ingorgate con debiti di cotone.
Il rosso scorre da me
verso canali e pietre
verso la piana sterminata di domani.
Il nostro sangue è nostro.

 

[Originale in inglese di Cadi Cliff, ‘bleed for you’ su The Norwich Radical]

Come amare, di January Gill O’Neil

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Dopo aver rimesso piede al mondo,
c’è la questione di come amare,
come coprirsi per la mattina gelata –
lo scricchiolare dell’erba di ghiaccio sotto i piedi, lo stridio
di tergicristalli freddi sul parabrezza –
e convertire il tempo in distanza.

Che canzone cantare sulla strada vuota
mentre inizi la tua mattina da pendolare?
E c’è abbastanza in te da vedere, vedere davvero,
i tre tacchini selvatici attraversare la strada
le teste spiumate e gambe come trampoli
alla ricerca di un pasto? Niente da fare
tranne sistemarsi, aspettare che siano salvi dall’altro lato.

Mentre tentenanno via, ti chiedi se vogliano
essere stupiti di nuovo nel mondo. Forse lo vuoi anche te,
aspettando che tutto questo faccia strada all’amore,
guardare negli occhi di un altro e sentire qualcosa –
il piacere di un nuovo amante nella notte ancora intera,
le tue ali ripiegate su di lui, dall’altro lato
di questo gennaio lacero, come alla fine di un lungo sonno.

[Originale in inglese di January Gill O’Neil, ‘How to Love’]

Sulla dissidenza, di Joanne Leow

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La rete che preme contro
la tua pelle,
fatta di fibre sottili d’acciaio
che lasciano un’impronta solo
quando ti ci spingi contro.

Abbiamo passato buona parte delle nostre
vite senza sapere della sua esistenza.

Se lavorassi in silenzio con un taglierino su
questo lato della rete
per creare un’apertura minuscola
non penso riuscirei
a districartene fuori.

Ho lasciato persone anch’io.

Quello che mi rimane è di infilare piccoli
pezzi di carta piegati attraverso
i buchi nella rete.
Ripiego ogni missiva, ne spingo
una serie dall’altra parte.

Si leggono come frammenti
sconnessi. Forse li prenderai
uno ad uno, li poserai
a terra, piatti, li riordinerai
in modi che hanno
senso per te.

Posso solo ricordarti
che io mi ricordo. Che
aspiro alla precisione,
anzi, alla verità.

Da questo lato, la rete luccica.

[Originale in inglese di Joanne Leow, ‘On Dissidence’.]

giardiniere, di Lisa Zhang

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ho sentito da mia madre che
devo essere una persona completa
prima di poter amare.
beh, sono stata architetto.
ho versato cemento per anni,
ed ho un edificio brutale
che sembra fatto per resistere.

è un errore –
cercare di sopravvivere alla vita.
non sarò mai completa.

per tutto il mio imparare,
so ancora meno di socrate
ma so questo:
ti meriti qualcosa che cresce –
diventiamo giardinieri.

voglio amarti in un groviglio di liane –
spierò in quell’ammasso di verde
e sarai lì, okay con come sono –
mentre piango dentro come una bambina
o affetto i miei nemici con la lingua di mia madre.

curiamo il nostro giardino ogni giorno,
ogni notte,
ecco la routine:
la luce di una piccola lampada da condividere.
dormiamo in una piccola giungla
finché non arrivo al mondo dei sogni –
tu perdi i sensi fino a mattina

[Originale in inglese di Lisa Zhang, ‘the gardener‘]

No Comment, di Alessandra Naccarato

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Ho sentito di una stanza in cui entrano
donne incappucciate, scrivono date sui muri
con il bordo lacerato di un dito. Ho sentito
che puoi cifrare in numero i corpi, sul
bordo sgraziato del letto di alcuni uomini. È
questo che chiami giustizia? Se sì, perché non
rimuovere il cappuccio. Dicono che la stanza si chiude
da fuori. Mi chiedevo come ne fossi
uscita? Se ci puoi far vedere, sul tuo corpo.
Per esempio, un uomo lo abbiamo umiliato in pubblico.
È legato in tribunale, se cerchi credenziali
nella stampa. Quante donne stanno in piedi
in questa stanza? Dove pisciano e quanto
spesso? Puoi commentare sull’uomo che sta
denunciando la tua portavoce per calunnia? Quanto
vicino era il tuo corpo alla sua bocca? Hai scelto
il suo nome con la lotteria o le pagliuzze? Come
risponderai se vieni denunciata per questa poesia?

[Originale in inglese di Alessandra Naccarato, ‘No Comment’]

Scoraggiata, di Ada Limón

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Sei cavalli morti a causa di un trattore incendiato.
Fatto. Quello era il difficile. Volevo
dirvelo subito almeno possiamo
piangere insieme. Così tante cose tristi,
quella è solo una di una lista troppo lunga
che si avvolge e si stende nel petto,
nel diaframma, negli alveoli. Come
è che dicono, mal di cuore o scoraggiata?
Mi immagino un cuore sdraiato sul fondo
del torso, tirandosi le coperte
sopra la testa, pensando che il dolore sarà
per sempre (anche se non lo sarà).
Il cuore guarda film drammatici a lieto fine
e spera, e le mancano tutte le parti buone
di sé che ormai ha dimenticato.
Il cuore è così stanca di battersi
il petto, vorrebbe fermarsi del tutto,
ma vuole anche far tornare il sangue,
far tornare il brivido e il vento della corsa,
il corso veloce della vita che la guida.
Cosa vuole il cuore? Il cuore vuole
che tornino i suoi cavalli.

[Originale in inglese di Ada Limón, ‘Downhearted’]