Tag Archives: Resistenza

#GloPoWriMo 2017 25 – liberamente

Standard

questo è l’indice
che accusa l’ingiustizia
questo è il medio
in viso a chi versa odio
questo l’anulare
che sposa cuore e voce
questo è il mignolo
ricordo che basta poco
questo è il pollice
che condanna o approva

questa è la piega
come lo sono questa
e quest’altra
questo è il pugno
che ne risulta
che non mira a violenza
ma anche oggi
come ieri
come sempre
con decisione
si alza resiste grida

Advertisements

Speranza radicale, di Junot Dìaz

Standard

Querida Q.:

Spero ti senta, se non propriamente meglio, almeno non altrettanto demoralizzata. Mercoledì, dopo la sua vittoria, mi hai cercato, volevi consigli, conforto, solidarietà. Mi hai scritto, Le mie sorelline mi hanno chiamato in lacrime stamattina. Non avevo niente da dargli. Mi sento in lutto. Ora cosa succede? Continuiamo a dire la verità da un angolo sempre più angusto? Lasciamo perdere tutto?

Ti ho risposto subito, perché sei la mia hermana, perché mi faceva male sentirti in questo stato. Ti offerto alcune parole di conforto, ma la verità è che non sapevo cosa dire. A te, ai miei figliocci, a voi che per un anno avete avuto incubi, sognando che vi deportassero i genitori, a me stesso.

Ho pensato alla tua email tutto il giorno, Q., e ho pensato a te durante la mia lezione serale. I miei studenti mi sono sembrati così scossi. Un paio hanno detto di quanto si sentivano impauriti e traditi. Due hanno pianto. Non è cosa semplice accettare il fatto che metà degli elettori – vicini, amici, parenti – sono stati disposti ad eleggere, al posto più alto del nostro paese, un misogino tossico, un demagogo razzista che vuole rendere l’America grande distruggendone il progresso civico degli ultimi cinquant’anni.

Ora cosa succede? mi hai chiesto. E lo stesso mi hanno chiesto gli studenti. Ora cosa succede? Ho risposto malamente come ho risposto a te, temo. E quindi mi trovo qua, di notte, provandoci un’altra volta.

Quindi cosa succede, ora? Beh, cosa più importante, è sentire. Dobbiamo unirci coraggiosamente nel rifiuto, nella paura, nella vulnerabilità che la vittoria di Trump ci ha inferto, senza voltargli le spalle o intorpidirci o scadere nel cinismo. Dobbiamo assistere a cosa abbiamo perso: la nostra sicurezza, il nostro senso di appartenenza, la nostra visione per il nostro paese. Dobbiamo compiangere tutte queste ferite appieno, in modo che non ci possano portare alla disperazione, per rendere possibile la ricostruzione.

E mentre processiamo questo difficile, necessario lutto, dobbiamo avvalerci delle vecchie compagnie che ci hanno aiutato in tempi bui. Ci organizziamo. Creiamo solidarietà. E sì: lottiamo. Per essere ascoltati. Per stare sicuri. Per essere liberi.

A chi di noi ha già lottato, l’idea di doverlo fare ancora, dopo una sconfitta così dura, sembrerà impossibile. In momenti come questo, anche una matatana può non sentirsela di andare avanti. Ma io credo che, una volta passato lo shock, fede e energia riaffioreranno. Perché, siamo realisti: sapevamo che non sarebbe stata una cazzata. Il potere coloniale, il potere patriarcale, il potere capitalista deve essere combattuto sempre e ovunque, perché loro non smettono, mai. Dobbiamo continuare a lottare, altrimenti non ci sarà un futuro – tutto sarà consumato. Chi di noi ha avuto antenati posseduti e allevati come animali conoscono quel tipo di futuro fin troppo bene, perché è, in parte, il nostro passato. E sappiamo che, lottando, contro tutto, noi che avevamo niente, nemmeno il nostro nome, abbiamo potuto cambiare il mondo. I nostri antenati lo hanno fatto con praticamente nulla, e noi che abbiamo di più dobbiamo fare lo stesso. Questo è il felice destino della nostra gente – affondare la trama della morale universale in così tanta giustizia che non potrà mai essere disfatta.

Ma tutto il lottare del mondo non ci aiuterà se assieme perdiamo la speranza. Quello che sto cercando di coltivare non è cieco ottimismo ma quello che il filosofo Jonathan Lear chiama speranza radicale. ‘Cosa rende questa speranza radicale,’ scrive Lear, ‘è che è diretta verso un bene futuro che trascende la nostra attuale abilità di capirne la natura’. La speranza radicale non è qualcosa che abbiamo, ma qualcosa che mettiamo in pratica; richiede flessibilità, apertura, e ciò che Lear chiama ‘eccellenza d’immaginazione’. La speranza radicale è la nostra arma migliore contro la disperazione, anche quando la disperazione sembra giustificata; rende possibile sopravvivere alla fine del nostro mondo. Solo la speranza radicale può aver immaginato l’esistenza di gente come noi. E io credo che ci aiuterà a creare un futuro migliore, un futuro con più amore.

Potrei dire di più, ma sono già di troppo, Q.: è tempo di affrontare questo nuovo mondo difficile, di tornare al lavoro splendente della nostra gente. Il buio, dopotutto, si sta dissipando, un nuovo giorno sorge.

Affetto, J

[Originale in inglese di Junot Díaz, ‘Aftermath: Radical Hope‘]

Contro l’Estinzione, di Jenny Zhang

Standard

Note sulla creazione del Movimento

Quanto sangue è già stato versato per assicurare l’appetito gonfio e nocivo dell’Impero Americano, per assicurare la sopravvivenza della supremazia bianca, dell’imperialismo, del capitalismo, del patriarcato cis-etero, confini, incarcerazione di massa e detenzione? Quanto ne è stato versato per assicurare l’estinzione di gente povera, gente nera, gente bruna, gente di fede islamica, gente queer e trans, comunità indigene, immigrati, profughi, movimenti di sinistra radicale che chiedono liberazione, autodeterminazione, il diritto alla vita senza incessante umiliazione e violenza? Quanto ancora ne dovrà sgorgare?

Ho passato le tre settimane prima delle elezioni in Cina, per un raduno di famiglia fissato da trent’anni. Ho incontrato centinaia di parenti mai visti in una settimana. Abbiamo noleggiato un party bus e affittato un’intera ex-fattoria, ora usata come meta rurale per persone abbienti urbane.

La maggior parte della mia famiglia è stata costretta a lavorare nelle campagna durante la Rivoluzione Culturale in Cina, per ‘rieducazione’. Uno dei miei zii ha iniziato a usare il bastone prematuramente a causa dei dodici anni passati in ginocchio dall’alba al tramonto in temperature glaciali nella provincia di Heilongjiang. Una dozzina di parenti soffrono di lesioni gastro-intestinali dopo anni di denutrizione e fame. Alcuni sono stati incarcerati. Alcuni hanno visto le loro case saccheggiate e bruciate. Tutti nutrono un tipo di dolore che io non posso comprendere, al quale non posso accedere, riguardo al passato. La sera, giravano storie sulle loro vite sotto Mao, durante la Rivoluzione Culturale. Finivano tutte in modo simile: morte per esecuzione, suicidio, carcere, o tortura. Alcuni sono sopravvissuti solo per morire una decina d’anni dopo. Tutti, mi sono accorta, sono stati mutilati.

La domanda cosa vuol dire vivere sotto un dittatore autoritario? è passata dal desiderio di conoscere la mia famiglia al desiderio di capire cosa succederà d’ora in poi. La paura che vedo è pari all’indifferenza della mia famiglia: non vedono in Trump un dittatore. Non capisco come facciano a non sentirsi in pericolo dalla sua ascesa, che è anche l’ascesa del nazionalismo bianco. Sono furiosa: sono immigrati di prima generazione che vogliono tagliare i ponti al loro passaggio. È fissato con la Cina, ho detto a mio padre riguardo a Trump due settimane fa, e volevo dire Non vedi come questo ti mette in pericolo? Non lo vedi che le uniche persone cinesi che ne trarranno vantaggio sono quelle al potere, quelle che non disdegnerebbero massacrare la propria gente? Poi è vero che, se non fosse per la supremazia bianca, la Cina sarebbe il paese più spietatamente capitalista, la potenza più ferocemente imperiale al mondo. Poi è vero che la portata e la grandezza dei danni che imperialismo e supremazia bianca improntano sulle nostre anime non può mai essere sottovalutata. Io devo accettare che i miei genitori, sopravvissuti a tre decenni di un demagogo genocida, la cui promessa socialista era una pratica fascista, non pensano sia più difficile sopravvivere oggi di quanto lo fosse allora. Quindi io vivo nella mia realtà e loro nella loro ed entrambi viviamo nello stesso mondo; e ci sono altri, legittimati, mobilitati dalla vittoria di Trump, la cui realtà include la mia estinzione, quella della famiglia, quella di chiunque non sia bianco in america.

Dobbiamo resistere all’estinzione, resistere alla violenza, resistere alla colonizzazione, resistere all’incarceramento e detenzione, resistere alla deportazione, resistere ad una terra troppo calda e troppo tossica per la vita umana, resistere alla morte mentale e fisica, e rischiare di essere mutilati se non lo siamo già stati, per poter sopravvivere.

Ora è il momento per ciascuno di insegnare a molti. La mia amica Lola, anima radicale e infermiera tiene un laboratorio di ginecologia nel suo appartamento, per chiunque voglia imparare come prendersi cura del proprio corpo e della propria salute sessuale. Se potete fare lo stesso, fate lo stesso. Se siete un’artista o attivista conosciuti al pubblico con un tracciato di parlare contro uno stato suprematista, proteggetevi adesso perché adesso non è il tempo di crudo ottimismo e rifiuto, questo è il tempo per sobrio pragmatismo e idealismo come contesti per creare un Movimento per un futuro sicuro e umano. Rendete sicure le vostre comunicazioni ora. Il pezzo di Candace Williams su Medium 70-Day Web Security Action Plan for Artists and Activists Under Siege’ è ben ricercato e utile. Se avete conoscenze tecniche, se ne sapete di informatica, insegnate a chi non sa. Uguale se avete conoscenze legali e qualsiasi conoscenza che possa essere insegnata, offerta, condivisa. Se potete permettervelo, prendete lezioni di autodifesa, ancora meglio se potete permettervi di donarle anche a qualcuno che non può. Impact è un’organizzazione discreta, volta alla legitimizzazione delle donne, la violenza sessuale, le sopravvisute alla violenza domestica, e hanno sedi in un buon numero di città. Se avete spazio a casa, pensate a come può essere usato per dare riparo, nascondere, proteggere, sfamare quelli che rischiano carcerazione o deportazione.

Incontratevi tra di voi di persona, scrivete le cose su carta. Organizzate incontri solidali e organizzate addestramenti per intervento da testimone/distensione in modo da poter fare il possibile per proteggere corpi neri, bruni, Musulmani sotto assedio con i nostri corpi. Se non sapete da dove partire, iniziate con questa lista. Boicottate aziende che agiscono con, o che sostengono la famiglia Trump. Divulgate la notizia di uno sciopero generale per il 20 gennaio 2017, per l’Inaugurazione presidenziale.

Se non siete organizzatori, imparate da chi organizza a livello indipendente, imparate dagli abolizionisti dei carceri, imparate dalle popolazioni indigene che hano dovuto difendere le loro terre, imparate dal movimento Black Lives Matter, imparate dai protettori dell’acqua Standing Rock NO DAPL, imparate da attivisti e organizzazioni che stanno lottando e che hanno lottato in Sud America, Asia, Africa, il Medio Oriente, l’Europa dell’Est, quelli che resistono i regimi aiutati dagli Stati Uniti, l’intervento USA, gli attacchi coi droni sulle loro case e sulle loro genti. Impegnatevi al livello più locale possibile e siate generosi. La vostra umiltà e disponibilità a svolgere anche i compiti più scomodi e senza credito dietro le quinte dovrebbe essere inversamente proporzionale ai vostri privilegi e la vostra sicurezza e la vostra esperienza in campo organizzativo. Ovvero, se siete abili di corpo, se avete soldi, se avete risorse, se siete visti come bianchi, etero, cis, se avete avuto la possibilità di sviluppare la vostra politica tramite teoria invece che imposto da violenze subite contro il vostro corpo e la vostra gente, allora fate un passo indietro, offrite una parte delle vostre risorse per aiutare gli organizzatori e attivisti a viaggiare e trovare riparo, proteggete e difendete comunità a cui non appartenete, ma non prendetevi uno spazio. L’umiltà è ciò che alimenta una lotta coraggiosa che non vi erge a salvatore.

Accettate che avrete sempre qualcosa da imparare. I testi di base sono praticamente insufficienti, ma sono un punto di partenza. Ci sono stati attivisti di colore, organizzatori, socialisti, anarchici che a lungo hanno mostrato i paralleli tra l’occupazione USA e le guerre sul territorio domestico, e quelle all’estero – le violenze che gli USA continuano a commettere contro le loro comunità nere, Latinx, API, indigene devono essere capite nello stesso contesto della violenza con cui questo paese continua nel sostenere il terrorismo israeliano contro un libero stato palestinese, o nell’ostruire l’autodeterminazione Portoricana, per non parlare i troppi da elencare violenti cambi di regime voluti e aiutati dagli USA nel mondo, incluso in Honduras, Libya, Afghanistan, Iraq, Syria, Pakistan, Chile, Colombia, El Salvador, le Filippine, Nicaragua, Haiti, Vietnam, Cambodia, Korea, Myanmar, e Laos.

Sappiate che la violenza, proprietà, diritto e distruzione di chi si identifica sullo spettro di genere e delle donne è legato in maniera intrinseca all’eredità dello schiavismo e del genocidio, e alle continue invasioni, colonizzazioni, occupazioni di territori esteri – questa è l’entità e la pervasività della cultura dello stupro. Sappiate che una vera critica e denuncia del capitalismo può venire solo da coloro che non minimizzano la resistenza alla gentrificazione, all’anti-nerismo, all’orientalismo, all’islamofobia. Sappiate che la prostituzione, come ogni tipo di lavoro sotto al capitalismo brutale e la supremazia bianca, deve essere decolonizzata, non legalizzata.

Statevene lontani dalle persone bianche che pontificano sul loro marxismo, fiere della loro disponibilità a spaccare una finestra, che parlano per prime a assemblee, che non tacciono il loro turno è finito, che cercano gloria tramite la loro politica ma offrono poca gentilezza nei loro rapporti; ma state vicini a persone nere e brune che sanno cosa vuol dire usare il proprio corpo per resistere alla morte e al degrado, che amano senza dominare. Non ci meritiamo di amare solo quando siamo colonizzati. Non ci meritiamo di costruire famiglie solo quando siamo occupati.

Tutto questo si tratta di creare un Movimento invece di un movimento, ma sappiate che ci sono state persone sul campo a costruire movimenti senza credito, senza gloria, persone che hanno invitato ad unirsi ai loro movimenti e al Movimento per tanto tempo quanto una parte dell’umanità ne ha soggiogata un’altra. Il radicale asiatico-americano Grace Lee Boggs, vissuto per cento straordinari anni di lotta, già suggerì nel 1995:

Un Movimento guadagna impeto quando le persone iniziano ad esplorare risposte visionarie alle domande poste al livello base e indipendente, e ad impegnarsi in attività pratiche che possono essere ripetute senza enormi burocrazie. Agli albori di un Movimento, le risposte visionarie in procinto di essere esplorate sembreranno a molti troppo radicali o impossibili da mettere in pratica. Se non lo sono, probabilmente non sono abbastanza profonde per creare un Movimento.

Questo è il momento per la nostra visione abbagliante. Allo stesso tempo, ovvio, ci sono anche case da pulire, vestiti da lavare, bambini da accudire, e acqua pulita da versare. Se sapete cucinare… preparatevi. Ci saranno tante persone da sfamare.

[Originale in inglese di Jenny Zhang, ‘Against Extinction‘]

NaPoWriMo Day 25 – Una Mattina

Standard

Ci sveglieremo, una mattina,
e non sentiremo più il bisogno
di spiegare, di sprecare fiato
parole, tempo, gioie e dolori
con chi non sa e non vuole
saperne d’ascoltare.

Non saremo piú legati ad un passato
sempre troppo presente,
non per negligenza, memorie offuscate,
politicanti o revisionismi,
ma perchè non più necessario.

Non saranno più importanti
nuovi o vecchi patriottismi;
niente paesi, niente confini,
niente odi, sberleffi, fischi,
pregiudizi ed illusioni;
verde, rosso, bianco, nero,
torneranno ad essere solo colori.

Non saranno solo coloro che adesso
non capiscono, o capiscono benissimo.
Ci sveglieremo, tutti, e saremo obsoleti.

Abbasseremo le braccia, apriremo le mani,
alzeremo gli occhi e ci lasceremo andare.
Una mattina. Ma non oggi, non ancora.