Tag Archives: rhyme

#GloPoWriMo 2017 29 – say cheese

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Ci son formaggi
che non assaggi
se non quando vai
in certi posti, ma mai
a casa sennò son guai
una volta assaggiai
un pezzo per sbaglio
ma fu un abbaglio!
Era un tocco di crosta con caglio.
Quindi stai attento
occhio al momento
tieni gli occhi sul buco
o ti daranno del ciuco
ed entrambi sappiamo
che il formaggio che amiamo
è quello che puzza di meno.

[Prompt da Napowrimo.net, skeltonic verse]

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Autopsia, di Sherman Alexie

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Ho sognato stanotte il mio passaporto sanguinante.
Ho sognato che il mio passaporto era il masso
funebre per i nostri Stati Uniti, recentemente defunti.
Ho sognato che mio passaporto era fatto d’osso –

che era una canoa scavata nel sasso.
‘Non so nuotare,’ ho detto. ‘Annegare è inevitabile
se non raggiungo riva. Sarò solo nel mio collasso
nel sale. No, troveranno il mio cadavere

con altri corpi, tutti marroni, un numero incalcolabile.’
Ho sognato che il mio passaporto era un libro di preghiere,
inascoltate dagli dei, invece fatte scrivere
da verificatori incravattati. ‘C’è più di un errore

nei suoi documenti,’ mi hanno detto. Sembrava grave,
mi han portato in una stanza di unghie su piastrelle sporche.
Ho sognato che il mio passaporto era la chiave
ma i soldati avevano bruciato le porte,

tutte le porte—una conflagrazione di porte.
Ho sognato che il mio passaporto era il mio pastore:
‘Sherman, contro i carnivori ti batterai forte
o darai le spalle ai più deboli, a chi già muore?

Sarai rifugio? O sarai collaboratore?’
Stanotte, ho sognato il mio passaporto che vive
mentre entra in terapia intensiva. Respira, gli batte il cuore,
poi sospira e chiude gli occhi. Non sopravvive.

[Originale in inglese di Sherman Alexie, ‘Autopsy’]

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 23 – Antisonetto

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Io non lo sopporto il sonetto
la colpa ovviamente non è
sua, nessuno me lo fa per dispetto.
Ma qualcosa nella forma che stona c’è.

Devo capire se sia la rima
o la forma proprio che sta stretta
(anzi no, di sicuro la prima)
ma faccio fatica ad arrivare in vetta.

La scelta poi è anche troppa:
Petrarca, Spenser, Scecspiriano,
non bastava una, qua si stroppia.
Per fortuna manca poco – e andiamo.

No. Il sonetto non lo sopporto
e per me Guglielmo può star morto.

NaPoWriMo 2015 Day 28 – Notes

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I* once knew a young man* in Norwich
who enjoyed** teaching classes*** in college****
I liked a good rhyme*****
if a few at a time******
flurb******* flergle flarg fliggle floridgh********

—-

*actually same person
**broadly
***seminars
****university
*****debatable, both the good and the liking
******is this even English
*******..wha?
********You just gave up, didn’t you?°
[°but you rhymed, well done. I guess.]

140Story – Festive Edition

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New year, new short short stories – and this one is definitely not inspired by my Italian grandmother. She hates rhymes.

Make sure to head over to the new 140Story website to find more tiny tales!

non
So Grangsta, yo.

Twentyquattordici

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San Martino del Carso

Of these houses
nothing left
but some
shred of wall

Of many
who wrote back
nothing left
nothing at all

But no cross is missing
in my heart

The country most in mourning
is my heart
Dulce et Decorum Est

Piegati in due, mendicanti sotto stracci
Ginocchia nodose, tosse di strega, nella melma bestemmiando
Fino al volgere delle schiene agli spettrali razzi
E verso il lontano riposo ci incamminammo.
Uomini marciano nel sonno. Molti a stivali rotti
Ma sanguinolenti tentennano avanti, mutilati, cecati
Ebbri di stanchezza, sordi anche ai botti
Di stanchi, sfiniti bossoli dietro a loro lanciati.

Gas! Gas! Presto, ragazzi! — Frenesia d’armeggiare,
Sistemando appena in tempo gli elmetti;
Ma ancora fuori si sentono urla e l’inciampare
di chi annaspa, come di fiamme infetti.

Fioco, tra vetri offuscati e densa verde luce
Come sotto un verde mare, lo vidi affogare.

In ogni mio sogno, la mia vista debole lo conduce
a lanciarmisi contro, sempre a soffrire, sempre ad affogare.

Se in sogni soffocanti anche voi poteste marciare
Dietro al carro su cui lo avevamo caricato ,
E vederne degli occhi bianchi nel viso l’agitare,
Quel viso spento, come un diavolo stanco del peccato;
Se poteste dai polmoni schiumanti gorgogliare
Sentire, ad ogni scossa, il sangue
osceno come un cancro, acre come lo scoppiare
Di orrende, incurabili piaghe su innocenti lingue,—
Amici miei, non saltereste dall’ovest all’est
A raccontare a giovani in preda a disperati ardori
L’antica bugia: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

Part I is here.

NaPoWriMo Day 7 – Sweet Child

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How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
my hand can reach, when feeling to the right
and left of the box, as just a trace
of sweet clings to my fingers like glaze.
I feel the need to take a little bite.
I love thee sweetly and thy coat of white
I love thy insides soft, held by maize
starch – and yes, that is the British use.
I love thee, sweet child, and mourn your death
at my hands, tongue and teeth; and I mmfl mng
I luvmnmm thmm hgmnmngnnn nomnomnomnom.

(Sorry, Elizabeth Barrett Browning)

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NaPoWriMo Day 6 – Twisted Idioms (I)

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I once knew this grumpy old fart
who was actually really quite smart –
he looked at his heels,
and stuck on some wheels:
shot to fame as the first human cart!

 

 

The prompt is my own, inspired by my current PhD chapter: take an non-English idiom, translate it literally, make a poem out of it. It was inevitably going to be nonsensical.
For the curious, the original Tuscan idiom is ‘se il mi’ nonno c’aveva le rote, l’era un carretto’ – literally ‘if my grandad had wheels, he’d’ve been a cart’. Similar in meaning to the English ‘If wishes were horses, beggars would ride’.