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Scoraggiata, di Ada Limón

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Sei cavalli morti a causa di un trattore incendiato.
Fatto. Quello era il difficile. Volevo
dirvelo subito almeno possiamo
piangere insieme. Così tante cose tristi,
quella è solo una di una lista troppo lunga
che si avvolge e si stende nel petto,
nel diaframma, negli alveoli. Come
è che dicono, mal di cuore o scoraggiata?
Mi immagino un cuore sdraiato sul fondo
del torso, tirandosi le coperte
sopra la testa, pensando che il dolore sarà
per sempre (anche se non lo sarà).
Il cuore guarda film drammatici a lieto fine
e spera, e le mancano tutte le parti buone
di sé che ormai ha dimenticato.
Il cuore è così stanca di battersi
il petto, vorrebbe fermarsi del tutto,
ma vuole anche far tornare il sangue,
far tornare il brivido e il vento della corsa,
il corso veloce della vita che la guida.
Cosa vuole il cuore? Il cuore vuole
che tornino i suoi cavalli.

[Originale in inglese di Ada Limón, ‘Downhearted’]

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Aracelis Girmay

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Elegia

Cosa farne di questo sapere
che il nostro vivere non è certezza?

Magari un giorno tocchi il ramoscello ancora verde
di qualcosa di meraviglioso. & cresce & cresce
nonostante i tuoi compleanni & il certificato di morte,
& un giorno fa ombra sulle teste di qualcosa di meraviglioso
o si rende utile al nido. Esci
di casa, allora, e credici.
Non importa altro.
Su di noi è il toccarsi
di sconosciuti & pappagalli,
alcuni di loro umani,
alcuni di loro non umani.
Ascoltami. Ti sto dicendo
una cosa vera. Questo è l’unico regno.
Il regno del tatto;
il tocco delle sparizioni, delle cose

Turn the Page

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She watches them run through the pages
the images flowing beneath them,
hands touching the story.

She reaches out, a new
tenderness rushing through her skin.

She watches the ink singing
on the paper on their fingertips,
plots swirling under digits
lines spoken without sound
– she stops.

She plots, weaving into the
chapter this reading
this flowing of paper trails
and cuts to new scenes.

She is a reader, and can flesh out
characters only perfectly flawed
on the page, turn them into
whatever she can imagine
until they adapt to another vision.

She knows the twist turning in the wound
she sees the knot in the thread
the heart of the matter
and lets it beat.

She knows a book can end
as inevitable frames close the scene
lines are drawn and quartered
covers tucked in for an early sundown.

She knows a book can hold
lists and how-to tips and a universe of
suggestions and revisions and pages upon
pages upon pages of the kind
of words that are meant
to help and heal and soothe.

She knows all this but also knows
that none of it really helps
to turn a new leaf
start a chapter anew
and read further than the words
The End.

Except for her to pick up
another book,
or the same book perhaps
turn it round in her hands
and begin, again.