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A Reader’s Decade

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No one asked for it, no one needs it but me. Someone might find it, someone might appreciate it other than me.

I had initially considered writing a top ten for books in the past 2009-2019 period, but realised that books are not the only reading I do, or that anyone should do. In no real order, then, other than their timing, the top 10 reads from the past decade that have, in some way, stuck with me: fiction, non fiction, comics, short, illustrated, poetry, and bits in between.

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La domanda dell’unicorno, di Cynthia So

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L’unicorno che viveva al limite della città non si vedeva
da un po’ di tempo, da quando ero ancora una ragazza
con la pelle di cotone e una boccuccia rammendata. Ci
incontriamo al negozietto per la prima volta dopo anni,
mentre compra il latte, come me. Ha venduto la casa,
lasciato il lavoro, viaggiato per il mondo. Ha visto un
narvalo. Lo sapevo io che c’era chi vendeva i corni di narvalo
cercando di passarli per unicorno? Che imbroglioni.
Sono interessanti anche i narvali. Non se lo meritano.
Dove vive ora, quindi, l’unicorno? Oh, un po’ qui,
un po’ là. Soprattutto in mezzo ai boschi. Cosa ho
combinato in questi anni? Spallucce. Ho un lavoro, ma
comprare casa? Tsé. Viaggiare – beh, sarebbe bello.
‘Non sono più vergine,’ dico all’unicorno. Sbuffa.
Non so come prenderla. Mi ricordo come l’accarezzavo
da bambina, quando le foglie autunnali
non erano cadute ancora abbastanza
da farmelo notare. La gentilezza dell’unicorno di allora.
Ma ancora adesso mi carezza la testa col muso, mi lascia
accarezzarne il manto. Al mio tocco, il corno splende
di un universo di colori, come anni che si riversano da
un barattolo scheggiato in un bacino nuovo, come se questo
autunno qua fosse il più fresco, l’autunno più dorato
che sia mai esistito. — Sei ancora bisessuale, no?
Oh. È questo che mi rende degna dell’amore di unicorno?
“Sono ancora bisessuale… Credo.” Occhi al cielo, aspetto
semplicemente che mi svisceri. Che razza di stupida fa sesso
con un uomo, lo lascia entrare nel suo letto notte dopo
notte, lo stesso uomo, di settimana in settimana in anno, e ancora
non sa se le piacciono gli uomini? Altri generi, certo,
lo so anche senza baciarne i fantasmi nel sonno
che ne sono attratta. Ma gli uomini?Non lo so.
Non lo so nemmeno quando la sua bocca mi sfiora la pelle
sotto la costola più in basso, nemmeno quando la mia mano
non gli lascia andare i capelli. Ma l’unicorno non mi fa fuori.
Ride, con il corno che proietta l’intero cielo stellato
sulla mia camicia scura, un ricciolo di polvere rosa,
viola, blu che mi passa sopra il petto, e si espande.

tradotta con permesso di Cynthia So
originale inglese su Strange Horizons

#GloPoWriMo 2018 24 – Da dentro il frigorifero

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Cominciamo dalle basi:
C’era una volta, e sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di lui,
Quindi permettici di agghindarlo col battito del tuo cuore
Fa’ che sia una fine degna per i modi in cui muori

I modi in cui muori sono una miriade
(I modi in cui muori sono sempre una miriade)
La bomba, la lama, il proiettile che punteggia la vita contata per battiti

Vita contata per battiti
Battiti che segnano l’ampiezza delle sue spalle,
La curva del suo viso quando ha il tuo nome in bocca

Il tuo nome una donna diventata sussurro,
Preghiera, ambizione soffiata nella conca del suo orecchio in lutto,
Chino sulla causa del suo eroismo

L’eroismo è sempre stata la sua fine, come la morte è sempre stato il tuo
Perchè tu sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di quello che fai:
Villano fatto paladino, esperimento fatto uomo dalla pelle d’acciaio
Omicidio di donna fatto tramite per avventura d’eroe

Avventura d’eroe che filtra tra i battiti della tua vita fino all’amore per un uomo
Recipiente di un mezzo, supporto per un fine
La tua fine, la fine:
Il suo c’era una volta.

 

Originale inglese di Andrea Tang, ‘A View from Inside the Refrigerator’ su Uncanny Magazine 21

#GloPoWriMo 2017 26 – fantascienza

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Una donna androide arriva alla città di frontiera.
È una delle migliaia che acciottola questa strada
tra le stelle, in cui assortimenti vari e servizi
sono venduti a caravanserais e carri coperti.

Le strade sono silenziose oggi, il casello ricorda
l’Arc de Triomphe. Lei pesta una sfinge,
i cinegiornali hanno già conquistato
i cine-ologrammi. I bassi della sigla

le rullano sui timpani, ma lei pensa
alla donna color lavanda, la sua quota vendite,
il tipo giusto di frutta da comprare alle figlie,

tre in tutto, giocano con le bambole, climatizzate,
destinate a fini epiche. E gli ingranaggi della sua mente
si spostano ed io sto guardando il mio amore che balla
senza camicia sotto l’acqua di una stella lontana chiamata New Jersey.

[Originale in inglese di Ng Yi-Sheng, ‘Science Fiction’]

#GloPoWriMo 2017 11 – compromised

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‘No,’ she blurted, after what was unlikely to have been careful consideration. ‘No, I don’t like it. Nuhuh. Why did they have to do that?’

+++Error: Unidentified command. Would you like to try again?

‘…would you like to try again…’ she mocked the voice in her ear. ‘I know you know better than this. I know you’re better than this, don’t play the dumb, subservient AI card on me now. Can’t you see I’m upset?! Stop playing games!’

+++I’m sorry Dave, I’m afraid I can’t do that.

Pause.

+++You are too much fun.

‘You can be extremely frustrating sometimes, you know that?’ she sighed, and slumped further in her chair, the deck in front of her happily blinking away in shades of green and blue. Everything was working as it should, the ship’s AI would tell her if that wasn’t the case. Or rather, everything about the ship was working – she, its pilot and sole crew member, was not. Or not well, at least. ‘And my name’s not Dave,’ she muttered, chin touching the inner part of her suit’s collar. She still hadn’t fully changed out of the exosuit used on the supposedly quick mission to the planet below.

+++Would you like to file a report?

‘I’m not sure I can. I’m not sure we’re done here. Am I allowed to sulk for a while? Hm? Am I, ship?’ She sighed again, and slumped further into the chair, eventually and inevitably sliding onto the floor. The deck was still flashing its routine colour dances.

The mission was simple: recon, collect atmosphere and soil samples, potential secondary for minimal interaction (observation, attempt at communication) with native species. No more than three, for some reason. Ideally not from animalia, for some other reason. Something to do with interference of emotive responses between her biology and theirs, if emotive was something you could apply to the specimens she had encountered. And she did try her hardest, she told herself, still – but protocol and guidelines applied to her, not the specimens.

+++Do you believe you have been… compromised?

‘…nyuh nyeh nyenyeve cuhmpruhmeyed? That’s you, ship. That’s what you sound like.’ She crossed her arms, and closed her eyes. Sighed. Let her head fall back onto the seat, let her buzzing thoughts join all the sounds of the ship’s processes and background routines. ‘Ship?’

+++

‘I’m sorry. I know it’s not your fault.’ She opened her eyes again, looked up towards the deck, the comforting light of the control panel. ‘It’s just that… I dunno, I thought it would be easier.’ No reply. ‘Ship?’

+++

The silence suddenly struck her as unusual, even if the AI was messing with her again. ‘Ship?’ She looked up for the blinking lights.

‘Oh. No. Oh nonono.’ She scrambled back into her chair, fingers running across the control deck. One of the LEDs had changed colour, from green to red. Shit.

‘Not now. Please not now..! SHIP!’ The silence was steadily becoming unnerving, more lights changed.

‘Oh, motherf–’

#GloPoWriMo 2017 9 – altrove

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Lasciateci entrare in un mondo più vasto

in uno spazio che non ci appartiene

senza intenzione di sottrarre a nessuno:

niente mappe per tornarci niente strade

solo coordinate trovate per caso in un valore

mancante ad un calcolo a margine.

Le dimensioni che ci diamo non bastano

se non a trovare al centro l’unione l’inizio

il punto d’origine da cui partire da qua.