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Jessica Jacobs, ‘Sulla prima caduta del nostro matrimonio’

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Nonostante io voglia darti
solo gentilezza, c’è spesso un’era tra quello che voglio
e quello che sono.
Ma quante volte ancora puoi piangermi sul petto prima che qualcosa
ci cresca di buono?
Le sequoie prosperano su terreni acidi; evoca
quel peso, quelle radici a dita indurite
per infilzarmi le costole e far partire la pompa arrugginita
nel mio petto. In quell’era, fammi
crescere: un anello per ogni anno, che segna
prosperità e secca e alluvione. Fammi ancorare di più, nelle
tue radici; rendimi parte di qualcosa di più
grande. Fammi crescere forte abbastanza
così che anche dopo la caduta
io possa esserti d’uso –
legname grezzo per travi e travicelli, un tetto
per il tamburellare incessante della pioggia stanotte. Uno spaccato
del mio tronco messo sul giradischi – registrazione
di una cosa passata, musica di una cosa
a venire. Una canzone per ogni anno
in cui imparerò ad amarti meglio.

per ConPao, un anno dopo

original English here

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Oche Selvatiche, di Mary Oliver

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Non devi essere buona.
Non devi camminare sulle ginocchia
penitente per miglia nel deserto.
Devi solo lasciare l’animale dolce del tuo corpo
amare ciò che ama.
Parlami di disperazione, della tua, e ti dirò la mia.
Mentre il mondo va avanti.
Mentre il sole e i limpidi ciottoli di pioggia
si muovono attraverso paesaggi,
sopra le praterie e gli alberi profondi,
le montagne e i fiumi.
Mentre le oche selvatiche, in alto nell’azzurro pulito
si muovono di nuovo verso casa.
Non importa chi sei, non importa quanto sola,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come chiama le oche, con brusca emozione –
annuncia ancora ed ancora il tuo posto
nella famiglia delle cose.

originale in inglese Wild Geese

My butcher, by Elisabetta Destasio Vettori

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My butcher had eyes of sky
the scent of linden,
white and clean petals
to cover my breasts.
My butcher
had the warm red colour of flamboyants and the strong scent
of the miraculous khat, an echo of far away Yemen.
My butcher,
lit up
candles and wrote on my back
words of honey, of myrrh. There were no nights and I had skin of moonlight;
so he said, as he carved up my life.
My butcher
had eyes of ice, sharpened word blades as if threading pearls.
He had the scent of emptiness and trodden, ruined linden flowers.
Ruins.
My butcher
had the red colour of wounds, of lies, of blows.
One piece at a time he fed
on my nudity, down to my soul,
to my last cent, to the last shred.
To my last.
I have been flesh, I have been goods, I have been water, I have been air,
I have been nothing.
I had no voice to cry. Vocal chords strangled.
I have been goods, I have been water, I have been air, I have been nothing.
But I am alive also in death and I fall from the sky in the shape of a thousand other women
and my wounds are gilded gold, between the word courage and the word love.
And I cry, cry with the voice of a thousand women:
courage
love

original Italian by Elisabetta Destasio Vettori, ‘il mio carnefice’ via Gioianet

媽媽, di Marlene Min-ling Liao

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Metronomo di coltello su tagliere
un coro di rumori

gli occhi mi si riempiono
mentre lei continua senza una lacrima

in fondo al corridoio, odori pungenti
ci sorpassano

lei ronza e borbotta
muovendosi al ritmo suo

un gorgoglio ci scappa dallo stomaco

accogliamo al suo posto dolcezza
ci abbuffiamo col naso
mentre la ammiriamo

oggi
ne copio i suoni
cercando di ricreare gli odori

gli occhi mi si riempiono
e mi fermo

il frigo ronza
e fa eco nella stanza
toccando ogni pezzo di estraneità

non c’è spettacolo qui
il calore portato via
da distanze e tempo

[tradotto con permesso dall’originale inglese di Marlene Min-ling Liao, su Ricepaper]

Un secolo, più o meno

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Un uomo intraprende un viaggio, una donna no.
Le betulle invece mormorano nel canto
di un uccello invisibile, la foresta recede incessante.

Essere soli e senza scopo: un seme
portato dal vento su pietre piatte stese
sulla riva remota. Testimone di notizie,

canti, mielina. Una delle nostre ultime è
una successione di costole distinte e vaste
in preda a collasso improvviso. Madre, scelta

non abbiamo. Madre, lui conta le nostre deboli ossa.

(Tradotto con permesso dall’originale inglese di Joan Naviyuk Kane)
#translationthurs

#GloPoWriMo 2018 24 – Da dentro il frigorifero

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Cominciamo dalle basi:
C’era una volta, e sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di lui,
Quindi permettici di agghindarlo col battito del tuo cuore
Fa’ che sia una fine degna per i modi in cui muori

I modi in cui muori sono una miriade
(I modi in cui muori sono sempre una miriade)
La bomba, la lama, il proiettile che punteggia la vita contata per battiti

Vita contata per battiti
Battiti che segnano l’ampiezza delle sue spalle,
La curva del suo viso quando ha il tuo nome in bocca

Il tuo nome una donna diventata sussurro,
Preghiera, ambizione soffiata nella conca del suo orecchio in lutto,
Chino sulla causa del suo eroismo

L’eroismo è sempre stata la sua fine, come la morte è sempre stato il tuo
Perchè tu sei innamorata di lui
(Sei sempre innamorata di lui)

Sei sempre innamorata di quello che fai:
Villano fatto paladino, esperimento fatto uomo dalla pelle d’acciaio
Omicidio di donna fatto tramite per avventura d’eroe

Avventura d’eroe che filtra tra i battiti della tua vita fino all’amore per un uomo
Recipiente di un mezzo, supporto per un fine
La tua fine, la fine:
Il suo c’era una volta.

 

Originale inglese di Andrea Tang, ‘A View from Inside the Refrigerator’ su Uncanny Magazine 21

#GloPoWriMo 2018 19 – Preghiera di Demetra ad Ade

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Solo questo chiedo per te: conoscenza.
Capire ogni desiderio ed il suo limite,
sapere che siamo responsabili per le vite
che cambiamo. Nessuna fede è gratuita,
nessuno crede senza dover morire.
Per la prima volta ora
mi è chiaro il percorso che hai creato,
l’intero terreno una scoria,
nonostante tu sognassi ricchezza
di fiori.
Non ci sono maledizioni, solo specchi
davanti alle anime di dei e mortali.
E ora anch’io rinuncio a questa fede.
Credi in te stesso,
avanti – vedi cosa succede.

 

Rita Dove, “Demeter’s Prayer to Hades”, from Mother Love, W.W. Norton, New York 1995.
Translated by permission of Rita Dove.

#GloPoWriMo 2018 12 – From profane spaces

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me, like this:
between two commas, an aside,
explained in a detail

then I am the comma you removed
the one you moved

the full stop
the indent
the key word at the end of the back cover

in the exclamation point
you placed me I placed you
on the continuous axis

no line spacing no separation
twentyeight lines in a single breath
including the title and
the signature

read me over again
and while you do
I flow freely
you find me in the second chapter
in the following page
printed black on white

no backspace
we go to print
beats and all

(#translationthurs
original Italian by Elisabetta Destasio Vettori)

#GloPoWriMo 2018 10 – Calore e acqua calda

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Dimmi ancora come ami la metà lei e la parte lui di me.
Mostrami con la bocca le mani i fianchi che non c’è un solo lembo di pelle mia intonso. Invalicato. Invisibile.
Lasciami portare quella borsa. Ce l’ho, tesoro. Ce l’ho.
Lasciami appenderti il cappotto e mettere l’acqua a bollire.
Lascia che le mie dita trovino quel punto sul collo che ti fa sempre male.
Lascia fare a me.
Ho lavato le lenzuola prima che venissi qui. Vieni qui e fammi ricordare l’odore del tuo collo e conservarlo per un’altra volta.
Mio amore jet-laggato. La tua mancanza è la mia sola costante.
Nelle ore più piccole mi sveglio e mi ricordo che ho ancora altre quattro notti di te.
Farai scivolare la tua mano calda sotto il mio torso e mi sposterai nel sonno.
Ti svegli prima di me perché è già mattina tardi a Toronto.
Nemmeno il cane riesce a toglierti gli occhi di dosso mentre balli in cucina.
Sorridi con quel sorriso che metti da parte per me e mi dici di non indossare una maglia per potermi guardare mentre preparo il caffè.
Proprio così, dici.
Proprio così.

 

#translationtuesday
originale inglese di Ivan Coyote, ‘Heat and Hot Water’

#GloPoWriMo 2018 5 – Ancora, un’altra volta

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Voglio dire che da qualche parte
ci sono due stelle in orbita l’una
dell’altra

ognuna convinta che l’altra sia
il sole, e da qualche altra parte c’è
un piccione

il volo diretto verso l’orizzonte perché
sa che non è ancora a casa. Voglio
dire

che ad un certo punto c’era un castello,
e ora non c’è più. Da qualche altra parte, un fiume
ha scavato

un canyon per poter baciare l’oceano sulla bocca.
Qui, la mia mano trova la tua e dall’altra
parte del mondo

un continente perduto trema. Chiunque chieda
perché ci servono le arti deve capire che alcune
fondamenta

dell’essere sono, come atomi, invisibli finché
non hai gli strumenti giusti. Quando ero
piccola

stavo seduta dietro in macchina e guardavo
le gocce di pioggia rincorrersi sul vetro, riunendosi
a

vecchie amiche lungo la strada. Anni dopo, mi hai baciata
sotto nuvole di tempesta e mi sono ricordata che
la quantià

d’acqua sulla terra è sempre stata la stessa.
Lo scorso inverno mi hai salutata alla stazione ed io
sono precipitata

dentro di te, esultando per averti trovato di nuovo.
Voglio dire che ti amo troppo perché questa
sia solo la prima volta

 

#translationthurs
originale in inglese di Emily Chou