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Ross Gay

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Un dettaglio necessario

è che Eric Garner ha lavorato
per un po’ di tempo per il Parks and Rec.
Dipartimento orticulturale, che significa,
forse, che con le sue mani giganti
forse, molto probabilmente,
ha posato gentilmente nella terra
delle piante che, probabilmente,
alcune, molto probabilmente,
continuano a crescere, continuano
a fare quello che fanno le piante, come far da casa
a sfamare creaturine piccole e necessarie,
come essere piacevoli al tatto e all’olfatto,
come convertire la luce solare
in cibo, come rendere più facile
a noi il respiro.

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Dance

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Not summer, but winter.
Not sunset, but dawn.
The sound is lost
but it’s what I see
that matters.

My arms branch out
as I try to grasp
the first wave of light.
My thoughts reach out
as I let that
particular feeling embrace me.
I may not walk, nor move
but I dance, oh how I dance.

I sway to the black and the white
shaking my crown of sharp silver.
I sway to the white and the black
in my slowly fading dance.
And I feel the sounds
getting lost
in a matter of seconds.

So I stand.
In winter, at dawn,
before the world wakes.