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Autopsia, di Sherman Alexie

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Ho sognato stanotte il mio passaporto sanguinante.
Ho sognato che il mio passaporto era il masso
funebre per i nostri Stati Uniti, recentemente defunti.
Ho sognato che mio passaporto era fatto d’osso –

che era una canoa scavata nel sasso.
‘Non so nuotare,’ ho detto. ‘Annegare è inevitabile
se non raggiungo riva. Sarò solo nel mio collasso
nel sale. No, troveranno il mio cadavere

con altri corpi, tutti marroni, un numero incalcolabile.’
Ho sognato che il mio passaporto era un libro di preghiere,
inascoltate dagli dei, invece fatte scrivere
da verificatori incravattati. ‘C’è più di un errore

nei suoi documenti,’ mi hanno detto. Sembrava grave,
mi han portato in una stanza di unghie su piastrelle sporche.
Ho sognato che il mio passaporto era la chiave
ma i soldati avevano bruciato le porte,

tutte le porte—una conflagrazione di porte.
Ho sognato che il mio passaporto era il mio pastore:
‘Sherman, contro i carnivori ti batterai forte
o darai le spalle ai più deboli, a chi già muore?

Sarai rifugio? O sarai collaboratore?’
Stanotte, ho sognato il mio passaporto che vive
mentre entra in terapia intensiva. Respira, gli batte il cuore,
poi sospira e chiude gli occhi. Non sopravvive.

[Originale in inglese di Sherman Alexie, ‘Autopsy’]

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Contro l’Estinzione, di Jenny Zhang

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Note sulla creazione del Movimento

Quanto sangue è già stato versato per assicurare l’appetito gonfio e nocivo dell’Impero Americano, per assicurare la sopravvivenza della supremazia bianca, dell’imperialismo, del capitalismo, del patriarcato cis-etero, confini, incarcerazione di massa e detenzione? Quanto ne è stato versato per assicurare l’estinzione di gente povera, gente nera, gente bruna, gente di fede islamica, gente queer e trans, comunità indigene, immigrati, profughi, movimenti di sinistra radicale che chiedono liberazione, autodeterminazione, il diritto alla vita senza incessante umiliazione e violenza? Quanto ancora ne dovrà sgorgare?

Ho passato le tre settimane prima delle elezioni in Cina, per un raduno di famiglia fissato da trent’anni. Ho incontrato centinaia di parenti mai visti in una settimana. Abbiamo noleggiato un party bus e affittato un’intera ex-fattoria, ora usata come meta rurale per persone abbienti urbane.

La maggior parte della mia famiglia è stata costretta a lavorare nelle campagna durante la Rivoluzione Culturale in Cina, per ‘rieducazione’. Uno dei miei zii ha iniziato a usare il bastone prematuramente a causa dei dodici anni passati in ginocchio dall’alba al tramonto in temperature glaciali nella provincia di Heilongjiang. Una dozzina di parenti soffrono di lesioni gastro-intestinali dopo anni di denutrizione e fame. Alcuni sono stati incarcerati. Alcuni hanno visto le loro case saccheggiate e bruciate. Tutti nutrono un tipo di dolore che io non posso comprendere, al quale non posso accedere, riguardo al passato. La sera, giravano storie sulle loro vite sotto Mao, durante la Rivoluzione Culturale. Finivano tutte in modo simile: morte per esecuzione, suicidio, carcere, o tortura. Alcuni sono sopravvissuti solo per morire una decina d’anni dopo. Tutti, mi sono accorta, sono stati mutilati.

La domanda cosa vuol dire vivere sotto un dittatore autoritario? è passata dal desiderio di conoscere la mia famiglia al desiderio di capire cosa succederà d’ora in poi. La paura che vedo è pari all’indifferenza della mia famiglia: non vedono in Trump un dittatore. Non capisco come facciano a non sentirsi in pericolo dalla sua ascesa, che è anche l’ascesa del nazionalismo bianco. Sono furiosa: sono immigrati di prima generazione che vogliono tagliare i ponti al loro passaggio. È fissato con la Cina, ho detto a mio padre riguardo a Trump due settimane fa, e volevo dire Non vedi come questo ti mette in pericolo? Non lo vedi che le uniche persone cinesi che ne trarranno vantaggio sono quelle al potere, quelle che non disdegnerebbero massacrare la propria gente? Poi è vero che, se non fosse per la supremazia bianca, la Cina sarebbe il paese più spietatamente capitalista, la potenza più ferocemente imperiale al mondo. Poi è vero che la portata e la grandezza dei danni che imperialismo e supremazia bianca improntano sulle nostre anime non può mai essere sottovalutata. Io devo accettare che i miei genitori, sopravvissuti a tre decenni di un demagogo genocida, la cui promessa socialista era una pratica fascista, non pensano sia più difficile sopravvivere oggi di quanto lo fosse allora. Quindi io vivo nella mia realtà e loro nella loro ed entrambi viviamo nello stesso mondo; e ci sono altri, legittimati, mobilitati dalla vittoria di Trump, la cui realtà include la mia estinzione, quella della famiglia, quella di chiunque non sia bianco in america.

Dobbiamo resistere all’estinzione, resistere alla violenza, resistere alla colonizzazione, resistere all’incarceramento e detenzione, resistere alla deportazione, resistere ad una terra troppo calda e troppo tossica per la vita umana, resistere alla morte mentale e fisica, e rischiare di essere mutilati se non lo siamo già stati, per poter sopravvivere.

Ora è il momento per ciascuno di insegnare a molti. La mia amica Lola, anima radicale e infermiera tiene un laboratorio di ginecologia nel suo appartamento, per chiunque voglia imparare come prendersi cura del proprio corpo e della propria salute sessuale. Se potete fare lo stesso, fate lo stesso. Se siete un’artista o attivista conosciuti al pubblico con un tracciato di parlare contro uno stato suprematista, proteggetevi adesso perché adesso non è il tempo di crudo ottimismo e rifiuto, questo è il tempo per sobrio pragmatismo e idealismo come contesti per creare un Movimento per un futuro sicuro e umano. Rendete sicure le vostre comunicazioni ora. Il pezzo di Candace Williams su Medium 70-Day Web Security Action Plan for Artists and Activists Under Siege’ è ben ricercato e utile. Se avete conoscenze tecniche, se ne sapete di informatica, insegnate a chi non sa. Uguale se avete conoscenze legali e qualsiasi conoscenza che possa essere insegnata, offerta, condivisa. Se potete permettervelo, prendete lezioni di autodifesa, ancora meglio se potete permettervi di donarle anche a qualcuno che non può. Impact è un’organizzazione discreta, volta alla legitimizzazione delle donne, la violenza sessuale, le sopravvisute alla violenza domestica, e hanno sedi in un buon numero di città. Se avete spazio a casa, pensate a come può essere usato per dare riparo, nascondere, proteggere, sfamare quelli che rischiano carcerazione o deportazione.

Incontratevi tra di voi di persona, scrivete le cose su carta. Organizzate incontri solidali e organizzate addestramenti per intervento da testimone/distensione in modo da poter fare il possibile per proteggere corpi neri, bruni, Musulmani sotto assedio con i nostri corpi. Se non sapete da dove partire, iniziate con questa lista. Boicottate aziende che agiscono con, o che sostengono la famiglia Trump. Divulgate la notizia di uno sciopero generale per il 20 gennaio 2017, per l’Inaugurazione presidenziale.

Se non siete organizzatori, imparate da chi organizza a livello indipendente, imparate dagli abolizionisti dei carceri, imparate dalle popolazioni indigene che hano dovuto difendere le loro terre, imparate dal movimento Black Lives Matter, imparate dai protettori dell’acqua Standing Rock NO DAPL, imparate da attivisti e organizzazioni che stanno lottando e che hanno lottato in Sud America, Asia, Africa, il Medio Oriente, l’Europa dell’Est, quelli che resistono i regimi aiutati dagli Stati Uniti, l’intervento USA, gli attacchi coi droni sulle loro case e sulle loro genti. Impegnatevi al livello più locale possibile e siate generosi. La vostra umiltà e disponibilità a svolgere anche i compiti più scomodi e senza credito dietro le quinte dovrebbe essere inversamente proporzionale ai vostri privilegi e la vostra sicurezza e la vostra esperienza in campo organizzativo. Ovvero, se siete abili di corpo, se avete soldi, se avete risorse, se siete visti come bianchi, etero, cis, se avete avuto la possibilità di sviluppare la vostra politica tramite teoria invece che imposto da violenze subite contro il vostro corpo e la vostra gente, allora fate un passo indietro, offrite una parte delle vostre risorse per aiutare gli organizzatori e attivisti a viaggiare e trovare riparo, proteggete e difendete comunità a cui non appartenete, ma non prendetevi uno spazio. L’umiltà è ciò che alimenta una lotta coraggiosa che non vi erge a salvatore.

Accettate che avrete sempre qualcosa da imparare. I testi di base sono praticamente insufficienti, ma sono un punto di partenza. Ci sono stati attivisti di colore, organizzatori, socialisti, anarchici che a lungo hanno mostrato i paralleli tra l’occupazione USA e le guerre sul territorio domestico, e quelle all’estero – le violenze che gli USA continuano a commettere contro le loro comunità nere, Latinx, API, indigene devono essere capite nello stesso contesto della violenza con cui questo paese continua nel sostenere il terrorismo israeliano contro un libero stato palestinese, o nell’ostruire l’autodeterminazione Portoricana, per non parlare i troppi da elencare violenti cambi di regime voluti e aiutati dagli USA nel mondo, incluso in Honduras, Libya, Afghanistan, Iraq, Syria, Pakistan, Chile, Colombia, El Salvador, le Filippine, Nicaragua, Haiti, Vietnam, Cambodia, Korea, Myanmar, e Laos.

Sappiate che la violenza, proprietà, diritto e distruzione di chi si identifica sullo spettro di genere e delle donne è legato in maniera intrinseca all’eredità dello schiavismo e del genocidio, e alle continue invasioni, colonizzazioni, occupazioni di territori esteri – questa è l’entità e la pervasività della cultura dello stupro. Sappiate che una vera critica e denuncia del capitalismo può venire solo da coloro che non minimizzano la resistenza alla gentrificazione, all’anti-nerismo, all’orientalismo, all’islamofobia. Sappiate che la prostituzione, come ogni tipo di lavoro sotto al capitalismo brutale e la supremazia bianca, deve essere decolonizzata, non legalizzata.

Statevene lontani dalle persone bianche che pontificano sul loro marxismo, fiere della loro disponibilità a spaccare una finestra, che parlano per prime a assemblee, che non tacciono il loro turno è finito, che cercano gloria tramite la loro politica ma offrono poca gentilezza nei loro rapporti; ma state vicini a persone nere e brune che sanno cosa vuol dire usare il proprio corpo per resistere alla morte e al degrado, che amano senza dominare. Non ci meritiamo di amare solo quando siamo colonizzati. Non ci meritiamo di costruire famiglie solo quando siamo occupati.

Tutto questo si tratta di creare un Movimento invece di un movimento, ma sappiate che ci sono state persone sul campo a costruire movimenti senza credito, senza gloria, persone che hanno invitato ad unirsi ai loro movimenti e al Movimento per tanto tempo quanto una parte dell’umanità ne ha soggiogata un’altra. Il radicale asiatico-americano Grace Lee Boggs, vissuto per cento straordinari anni di lotta, già suggerì nel 1995:

Un Movimento guadagna impeto quando le persone iniziano ad esplorare risposte visionarie alle domande poste al livello base e indipendente, e ad impegnarsi in attività pratiche che possono essere ripetute senza enormi burocrazie. Agli albori di un Movimento, le risposte visionarie in procinto di essere esplorate sembreranno a molti troppo radicali o impossibili da mettere in pratica. Se non lo sono, probabilmente non sono abbastanza profonde per creare un Movimento.

Questo è il momento per la nostra visione abbagliante. Allo stesso tempo, ovvio, ci sono anche case da pulire, vestiti da lavare, bambini da accudire, e acqua pulita da versare. Se sapete cucinare… preparatevi. Ci saranno tante persone da sfamare.

[Originale in inglese di Jenny Zhang, ‘Against Extinction‘]

Hanif Abdurraqib

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‘When the world is too much.’ Quando il mondo è troppo. Da sopportare, da sostenere, da seguire.

Non è la mia di voce che importa, che serve, che conta al momento. Rinuncio quindi alle discussioni sull’invisibilità di chi traduce, per fare da tramite a queste, di voci. Una al giorno. Diciassette giorni. Diciassette voci, per più di 530 persone uccise.

Se è l’estate del 2009

e sei in una macchina con piú corpi
dentro che numero di porte fuori
e “Party In The U.S.A.”
viene trasmessa alla radio, tutti iniziano a cantare.
Non c’é discussione. Succede basta
anche quando l’aria si é rotta e il sole ti scava
la pelle cercando qualcosa da prendere e spaccare
in due, o anche quando in questa bagnarola da rottamare,
tramandata in famiglia come una malattia,
la tua mano sfiora la mano che eri troppo
timido per trascinare in pista mentre il gruppo suonava
un altro bis nella notte, cantando “Party In The U.S.A.”
con le finestre abbassate non c’è cazzi.
Anche se devi attaccare il pilota automatico sulla strada vuota
per chiudere gli occhi e ti sgoli sulla nota alta,
questi sono i sacrifici che una generazione come la nostra deve fare.
Nessuno fa finta di non sapere le parole
come questa canzone, questo dolce heavy metal non arrivò
allo stomaco di bambini come noi, pregando per una via d’uscita
in una notte che salveremo per quando avremo bimbi in braccio e voglia di nostalgia.
Tutti la cantano tutta, anche Jason che è cosí punk rock che sanguina su tutto
così punk rock che fa sempre finta d’esser morto
un giochetto ha imparato quando eravamo bambini e il bar
giù a Livingston smise di servire suo padre molto prima dell’ultimo giro
e non c’erano più cose da rompere
in casa sua tranne le ossa di qualcosa
che gli somigliava.
Cantiamo tutti, ma il cantare non perdona la nostra gioventù
per essere segno di tempesta,
non può evocare il guscio di una casa in cui le nostre madri stanno ancora
respirando e ballando lente con la brezza nel salotto.
Canta perché fa bene avere qualcosa in questo paese
fa bene far passare qualcosa in bocca
e lasciarla mescolare ad altre voci che forse conoscono il lutto
che ti porti addosso o almeno lo faranno al secondo ritornello
o direttamente a fine pezzo
o per quanto ci metterà il sole a stufarsi di noi
e lasciare questo posto
tutto nella sua scia una pozzanghera che ci godiamo abbastanza a lungo per dimenticare
che siamo neri ventenni cioé troppo vecchi
per queste cazzate
e per cazzate ovviamente intendo vivere
Ovviamente voglio dire che abbiamo trascinato i cadaveri di abbastanza fratelli più giovani per poter dimenticare che a quest’ora dovremmo esser già morti
dovremmo avere la decenza di alleggerire l’America
col nostro morire sul ciglio di una strada dissestata
e questo forse spiega il silenzio che matura in una macchina
accostata sulla I-72 alle 2 del mattino con nessuno in
vista tranne noi e quattro poliziotti che scambiano
la nostra sbandata di gioia per ebbrezza o peggio e
sapere cosa ci lasciamo dietro se usciamo da un’auto,
che ci sono troppi modi di chiedere le mani in vista dopo la fine di una festa,
quando le grida squarciano una notte cosí sgozzata che può essere solo una bara dove
a pezzi per il tremare, sappiamo di dover
obbedire a tutto
dopotutto
É la nostra canzone.

NaPoWriMo / GloPoWriMo 2016 5-14: Travel Haikus

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  1. Recarsi al gate
    numéro quarante-trois.
    Have a good flight, sir.
  2. Chicago. Drive, drive,
    drive, Indiana, drive, pause,
    drive, drive, Kentucky.
  3. America runs
    on coffee, sugar, and size.
    Look up, take in, gulp.
  4. Fast! Fast food, fast lane,
    fast track, fast! Quick! Get to the
    next thing, do it fast!
  5. Americana,
    Ethiopian, pizza,
    Mexican. Omnom.
  6. Pit stop: goldfish in
    a bag, flag cake mix,
    chilli nut cookie.
  7. Where Batman began,
    and Transformers wreaked havoc,
    I rise, high, and soar.
  8. Fellow robot fan,
    father, driver, artist, host.
    Good human, and friend.
  9. Travel bugs should not
    bite while on ten hour flights.
    *Cough* blurgh *passes out*
  10. It may be cheating
    but horizontal poems
    are all I could do.

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